Come ella morendo corregge il male del quale fu vittima, così Bruto uccidendosi sfida l'iniqua potenza che lo ha sopraffatto. Egli invidia gli animali non solo perchè arrivano alla morte senza prevederla, cioè senza nè temerla nè desiderarla, ma anche perchè, volendo uccidersi, nessuno lo vieterebbe loro:
A voi, fra quante
Stirpi il cielo avvivò, soli fra tutte,
Figli di Prometeo, la vita increbbe;
A voi le morte ripe,
Se il fato ignavo pende,
Soli, miseri, a voi Giove contende.
E come anche Porfirio invidia gli animali perchè, morendo, non hanno paura o speranza di un'altra vita, così Bruto vorrà morire interamente, senza tema di punizioni, senza speranza di gloria postuma, di felicità oltre umana:
Non io d'Olimpo o di Cocito i sordi
Regi, o la terra indegna,