Ella non aveva voluto guardarlo in viso, soffrendo per lui, indovinando che suo marito se ne prendeva beffe. Sampieri, intanto, seduto com'era, appoggiando un braccio al tavolo, senza gestire, aveva cominciato a recitare il canto di Francesca, e la sua voce aveva tali vibrazioni sonore, certe inflessioni così penetranti, una pastosità così ricca, che tutti, anche quei rozzi contadini, stavano a sentire, ammirati. Ella alzò gli occhi, e a un tratto vide che la guardava fissamente, comprese che quel canto era detto per lei.
— Benissimo!... Bravo! benissimo!...
Aggiunti i suoi applausi a quelli degli altri, ella era rimasta un po' turbata dagli sguardi di quell'uomo; poi aveva scrollate le spalle, trovandolo perfettamente innocuo. Ma, ad una per volta, scopriva in lui qualche altra qualità; una sera, sedutosi al piano, aveva eseguite da maestro le variazioni sulla Norma di Thalberg; un'altra volta era passato a cavallo, elegantemente piantato sopra uno svelto animale; e poi conosceva la società palermitana, era intimo di molti Crociati, le parlava delle sue amiche. Ella era tutta stupita di pensare a lui: non avrebbe potuto scegliere, a Palermo, fra tanti che valevano di più? Forse era la frequenza con cui lo vedeva: ordinariamente tutte le sere, qualche volta anche di giorno, la domenica a messa. Adesso studiavano dei pezzi a quattro mani; egli non le diceva nulla, ma tutti i suoi gesti, tutti i suoi sguardi esprimevano una devozione timida e ardente insieme. Una sera, intanto che Guglielmo giuocava a briscola, ella aveva esclamato, con un sospiro, guardando la finestra.
— Che bella luna!
Uno di quei contadini osservò:
— Due goccie d'acqua sarebbero però grazia di Dio!...
— Sarà benissimo, ma queste sere sono un incanto.
— La quistione è...
— Volete dar retta a mia moglie? — interruppe Guglielmo. — Vi farà ammattire, con le sue romanticherie...
Ella s'alzò e andò sulla terrazza. Sampieri ve la seguì.