Un vento di pazzia soffiava anche su lei; ella sentiva fiaccarsi ogni sua forza di resistenza, si stupiva ogni volta che opponeva delle parole di preghiera e di supplicazione alle insistenze di lui. Adesso, egli cominciava a prenderle le mani, le copriva di baci, la stringeva alla vita; ella si svincolava, scongiurando:
— Non! Non!... Soyez généreux!... Ayez pitié de moi!... Que vous ai-je fait?... Laissez-moi, je ne pourrais jamais être à vous...
Delle volte, non apriva neppure le lettere di Paolo, le chiudeva in un cassetto senza cercarle più; le lettere del visconte erano adesso piene di frasi infuocate: «Je vous écris d'une main que la votre a parfumée rien que par l'attouchement d'une minute... Avez-vous reçu, chère Ame, ma lettre d'hier au soir? si vous saviez comme mon coeur battait!... Méchante, méchante que vous êtes, je ne vous aime pas, mais du tout, allez!... Est-ce seulement vrai? J'étais tout près de vous, je buvais votre haleine, je m'anéantissais à vos pieds?...»
Suo marito non s'accorgeva neppure quella volta di nulla; la Cannetto l'occupava tutto, per lei non aveva che indifferenza o disprezzo.
Quando ella apriva le lettere di Paolo, vi trovava dei rimproveri pel suo silenzio, per la sua freddezza. Che cosa pretendeva da lei quest'altro? Come non comprendeva che ella soffriva? E lo lasciava senza risposta.
Certe volte, si prendeva la testa fra le mani, enumerando tutti i motivi che la consigliavano di non cedere al visconte: amava un altro, nulla poteva giustificare una nuova caduta, il Francese sarebbe presto andato via... ma in fondo al suo pensiero una sorda voce, la voce di un'altra diceva: «Che importa?...»
E come egli si faceva più insofferente, scongiurandola di venire un giorno alla Villa, già parlamentava:
— Vous serez sage?... Bien sage?
— Sage comme tout.
— Vouz ne demanderez rien?