— Mais je ne demande pas: je supplie, j'implore, je vous conjure!... Alors, vous viendrez demain, n'est-ce pas?...
Ella non ragionò più, soggiogata, costretta da qualche cosa di più forte che la propria volontà. Assolutamente sicura che sarebbe andata lassù, alla Villa d'Orléans, il domani si creava degli scopi per uscire, si diceva che era necessario far delle compere, restituire delle visite. Andava automaticamente, ascoltava distratta i discorsi delle persone, con l'impressione d'un legame materiale che l'attirasse verso piazza dell'Indipendenza. Calcolava il tempo che le restava ancora, fino alle quattro, fino alle quattro e mezzo; alzava gli occhi ai cornicioni delle case, per regolarsi sull'altezza del sole.
Era dunque impossibile sottrarsi alla tentazione?... Passando per via Stabile, vide la casa di Bice Emanuele; subitamente, pensò di cercarvi un rifugio.
Appena l'ebbe scorta, l'amica se la strinse al cuore; ella quasi non la riconosceva: era così mutata, così disfatta! Ma, parlando di sè, della sua condizione presente, non un lamento le usciva dalle labbra.
— Tu sei stata a Roma? Ti sei divertita?
Però ella quasi aveva soggezione a parlare di vita mondana dinanzi a quell'austera compagna. Bice chiamò le sue bambine: erano due amorini, bionde, delicate, il ritratto della loro mamma d'altri tempi. Ella le accarezzò lungamente, disse all'amica:
— Me le dài, qualche giorno?
— Quando vuoi, mia buona Teresa.
In quel momento ella si sentiva piena d'una tenera commozione, i ricordi della giovinezza che l'amica evocava la riportavano col pensiero al passato. D'un tratto, udì suonare le ore: erano le quattro e mezzo. S'alzò risolutamente, sentendosi struggere d'impazienza all'idea che non avrebbe fatto più a tempo.
Come riprese posto in carrozza, diede ordine al cocchiere di salir su per Toledo; pensava che, volendo, all'ultimo momento, avrebbe potuto tornare indietro. Ma la carrozza correva rapidamente; ella si sentiva trasportata, a propria insaputa, senza coscienza, come da una fatalità.