Ella lo abbracciava fitto, esclamando:
— Amore!... Amor mio caro!... Come sei fatto per me!... Che bene, che bene ti voglio...
La virtù di cui gli dava prova, serbandoglisi fedele in mezzo alle seduzioni, riscattava la sua colpa antica, le faceva dimenticare l'avventura di Palermo e l'obbligo di confessarla. Alcune volte, ella trovava perfino eccessivi i suoi scrupoli, pensando alla leggerezza trionfante delle altre donne; ma la sua lealtà la rimordeva, le dimostrava il dovere di confessar l'errore a quell'uomo così diverso dagli altri, così pieno di delicatezza e di nobiltà. Però differiva il compimento di questo dovere, cullata dalla fiducia di Paolo, distratta dalle esigenze della vita. Con l'inoltrarsi dell'inverno i suoi successi mondani crescevano; ella era sempre più entourée, i giornali citavano la sua presenza alle premières; il Fanfulla aveva detto di lei: «un fiore di leggiadria che i giardini profumati della Conca d'oro hanno ceduto agli Orti romani.»
Al primo piano della palazzina dove ella abitava, era venuta a stare una famiglia d'inglesi, i Watson: una madre, giovane ancora, e tre ragazze una più graziosa dell'altra. Ella s'era legata con esse, andava in casa loro tutti i sabati, troneggiava in mezzo al mondo cosmopolita che vi si dava convegno. Sentiva tratto tratto gli effetti della sua falsa posizione, nella freddezza che incontrava qua e là, ma vi si rassegnava, senza dir nulla a Paolo. Comprendeva che non avrebbe potuto tornare al Quirinale; però, nei giorni che precedevano i balli a Corte, una sorda irritazione la prendeva: tutte quelle che la trattavano freddamente parlavano a posta dei loro preparativi, vi insistevano, quasi per farle notare che ella sarebbe rimasta fuori; e, come quando era bambina, affrettava il corso del tempo perchè quella festa a cui non poteva intervenire fosse una cosa passata.
In quaresima, dai Watson, si recitava la commedia, si rappresentavano i quadri viventi: Cinderella, Midsummer's night's dream, Cordelia. Nella commedia ella aveva le prime parti; ed era la sua passione e il suo trionfo. Entrava nei panni del suo personaggio, si muoveva sulla scena, dinanzi a un centinaio di spettatori, con la stessa disinvoltura che se fosse stata nel proprio salotto, diceva le cose imparate a memoria come se avesse parlato d'istinto. Fioccavano gli applausi, i complimenti. Il piacere di lei sarebbe stato più grande se avesse potuto recitare insieme con Paolo, ma egli era troppo serio per chiedergli questo, e poi sarebbe stato sfidar troppo l'opinione. Però rivolgeva a lui, intenzionalmente, le frasi d'amore, le parole soavi, gli diceva che rappresentava unicamente per lui, che la folla scompariva dai suoi occhi, che egli era tutto il suo pubblico. Come Paolo scuoteva un poco il capo, ella insisteva:
— Non mi credi?... Ma tu non fai altrettanto per me? non parli per me sola?
— Sì; ma io non sono circondato da belle signore che mi sorridono!... io parlo solo al mio banco...
— E supponi che quegli uomini esistano per me? Che io mi accorga di loro?... o Paolo, come t'inganni! come mi conosci male!...
— Tu non t'accorgerai di loro, sarà bene; ma son essi che si accorgono di te...
— Se tu non vuoi, non li vedrò più!