— Taci!... taci!...
— Una parola... una sola!... Dimmi che non mi lasci...
Le rispose un sordo ruggito, un grido rauco d'amor furibondo e di dolore esasperato.
— No! no! no!...
E come il parossismo era finalmente superato, più calmo, più tranquillo, ma insistente, ostinato, egli le chiedeva di narrargli tutta l'avventura, gl'incidenti più piccoli, i particolari più intimi. Inutilmente ella lo pregava di desistere, gli rappresentava la tortura a cui la metteva e si metteva lui stesso: voleva saper tutto, le strappava la confessione di tutto. Un'ombra di tristezza gli velava la fronte; allora ella ammoniva:
— Hai visto?... Perchè, mio Dio, perchè?
— Perchè così — esclamava lui, stringendo un pugno, con la smania di torturarsi. Poi, pentito, se le fece vicino, mormorando: — Adesso, basta... non ne parleremo più...
— Grazie! grazie! Come sei nobile, come sei generoso! Come mi sento indegna di te! Ma che bene, che bene ti voglio!
Egli parlò d'altro; ma di tanto in tanto era lei stessa che, temendo di leggere un pensiero molesto sulla sua fronte lievemente corrugata, gli chiedeva:
— Pensi ancora a questo? Ci pensi sempre?