— Non è vero!... La vita che faccio non ti piace... Ma qui è un obbligo per me!... Quante volte non t'ho detto di andar via...
— Non dicevi sul serio.
Dinanzi a quelle accuse, un moto di ribellione la sollevava; poi, quand'egli non era più lì, quando si metteva a pensare all'avvenire, una paura la piegava, l'umiliava. Adesso ella intravedeva, più distintamente di prima, una cosa orribile: la morte di quell'amore... Il miraggio che l'aveva affascinata, la speranza che l'aveva sorretta, svanivano, si dileguavano, insensibilmente, ma continuamente, senza speranza di ritorno. Quell'uomo per cui s'era perduta, che l'aveva sedotta con la promessa d'un amore eterno, adesso veniva da lei per leggere i giornali, per dormire sopra una poltrona... Ella si passava: una mano sugli occhi; si diceva: «Non sogno?...» Com'era dunque avvenuto? Quella sua colpa era proprio imperdonabile?... E delle cose dimenticate le tornavano alla memoria: dei sintomi di mutamento rivelatisi ancor prima della sua confessione... Era dunque l'opera del tempo? la fatalità della vita?... L'errore consisteva dunque nel credere alla durata di qualche cosa, quando tutto moriva, tutto finiva?... No; l'errore era stato suo, d'aver prestato fede a quell'uomo. Scettico ed ambizioso, declamatore e vano, ella lo vedeva qual'era. Poi si domandava: «Perchè lo giudico così? Perchè non lo scuso?... Ho anch'io dei difetti da farmi perdonare...» Allora tornava ad afferrarsi a lui; e una buona parola la consolava, la paura cessava.
Passò così dell'altro tempo, tra accuse e discolpe, tra urti e riconciliazioni, tra brevi ritorni agli entusiasmi dei primi tempi e lunghi periodi d'indifferenza e di freddezza. I tentativi di seduzione si raddoppiavano intorno a lei; nelle giornate cattive ella pensava che se avesse voluto, tutti gli uomini le sarebbero caduti ai piedi; poi riconosceva che essi le stavano attorno perchè era caduta. Qualcuno, però, la trattava diversamente dagli altri. Lo aveva conosciuto a Pegli, l'ultima estate; rivedendolo a Roma, la prima volta, non aveva rammentato il suo nome. Se ne sovvenne quando egli le lasciò una carta: Eduardo Morani. Un giovane a ventotto anni, con degli occhi dolci, il viso magro dalla pelle leggermente abbronzata dal sole e dall'aria marina. Aveva fatto i suoi studii all'Accademia navale; ma come la sua vocazione pel mare contrariava troppo la sua famiglia, aveva rinunziato alla carriera. Una serietà attraente spirava dalla sua fisonomia; egli le rammentava l'ufficiale di marina incontrato a Milazzo. Nelle parole che le rivolgeva v'era un rispetto così profondo, un riserbo così scrupoloso, che la facevano pensare a quel che avrebbero dovuto essere le sue parole d'amore. Quand'egli parlava del mare, la sua voce tremava.
— Lo amo anch'io — confessava ella — ma da lontano... e quando è buono...
— Bisogna amarlo com'è!
— No, no... Lei è troppo esclusivo nelle sue passioni...
Inutilmente ella cercava di provarlo, di provocarlo a parlare delle cose del sentimento; egli evitava di rispondere, chinava il capo in atto di deferenza a ciò che diceva lei stessa. L'esperienza la rendeva guardinga: quel contegno non poteva essere studiato apposta per fare effetto? Ma quando ella sentiva l'accento di schiettezza ingenua col quale le parlava, si ricredeva, si confessava che le era simpatico.
Paolo non s'accorgeva di questo; a poco a poco egli aveva finito per non seguirla più in nessun posto, per non vederla altro che nell'intimità di quattro mura. Ma se ella andava a un ricevimento, a una rappresentazione, il domani erano delle allusioni sarcastiche, dei sorrisi ambigui, un avvelenamento del piacere che ella aveva provato. Era tanto sciocca da dirgli quali uomini aveva notato di più, quali le erano stati più a lungo dintorno: egli accavalcava una gamba sull'altra, guardandola con un riso cattivo.
— Ma se tu sei geloso, perchè non mi segui?... Io ho l'obbligo di far questa vita...