— Con la figlia del senatore Rigoni... la famiglia dello sposo è venuta a Roma per questo...

Ah, quel ritorno a casa, fra gli urti dei passanti, lo schioccar delle fruste dei cocchieri, con un velo dinanzi agli occhi, un rumorio minaccioso che pareva inseguirla, incalzarla, che faceva precipitare il suo passo; e lo smarrimento, la vertigine che l'obbligarono ad arrestarsi a mezza scala, afferrata alla maniglia, ansimante, perduta; e il sordo ribollir della collera, appena entrata a casa, il furore con cui si strappava la veletta, con cui gettava lontano il suo cappello, i suoi guanti, la rabbia con cui scacciava la vecchia che le diceva qualcosa.

— Vattene!... via!... hai capito?

Scacciata anche lei! Gettata via come una cosa inutile e vile! Egli la gettava via!... A quest'idea, all'idea di sapersi abbandonata per un'altra, di saperlo felice con un'altra, il rancore la divorava. Essergli rimasta scioccamente fedele! Non essere stata lei a infliggergli quel tormento, a ferirlo nel suo orgoglio, a vendicarsi dei suoi disprezzi!... Essere umiliata da lui, sferzata a sangue, calpestata sotto i piedi, derisa, schernita!... Oh! oh!... due lacrime ardenti le traboccavano dalle gonfie ciglia, si evaporavano sulle guancie infiammate... Ella si rodeva, nell'impeto furioso di commettere una pazzia, di far parlare tutto il mondo di sè. E non le aveva detto nulla! Forse era già partito!... Allora, corse al campanello, chiamò a lungo, fin quando Stefana apparve.

— Senti... scusami... ma corri da lui... domanda se è qui... se non è partito... No, non dir questo... se è qui, soltanto... senza farti vedere!... corri... fa presto!...

Vederlo! udire da lui stesso se era vero! vedere fin dove arrivava la sua viltà!... E dei progetti le attraversavano lo spirito: correre da quell'altra, dirle: «È mio!», gettarsi fra loro... E poi?... A un tratto, la coscienza della propria debolezza l'abbatteva. Col viso nascosto contro il guanciale, il petto compresso, le mani afferrate alla coltre, ella non poteva pianger neppure... Ma era nulla il dolore antico, il dolore della separazione reciproca suggerita dalla stanchezza, dinanzi a quel che avveniva adesso, alla solitudine in cui ella restava intanto che la vita ricominciava a sorridere all'altro!... Allora pensava: «Ma se non lo amavo più? se ero stanca di lui?» E voleva dirglielo, buttargli in viso il disprezzo che le ispirava soltanto... Invece, vedeva un altare sfolgorante, una coppia felice, e dietro un pilastro, nell'ombra, una donna vestita a nero, la tradita, l'abbandonata... E finalmente le lacrime scorrevano, il freddo guanciale le beveva... Ma ella lo amava! Non lo aveva mai amato tanto! Come il giorno in cui lo aveva tradito, ella assisteva adesso alla rivelazione dell'amor suo!...

— Non è partito... è qui...

Rimandò la donna, si mise a misurare da un capo all'altro la camera, come una leonessa ferita. Che fare? che dire?... Fingere, aspettare che egli si decidesse a rivelarle i suoi progetti... Provocarlo piuttosto, sferzarlo... o supplicarlo ancora!... Ripeteva a voce alta le frasi che pensava: «Se credete che io v'abbia amato mai!... No! tu non farai questo: non merito tanta crudeltà...» Imaginava le risposte che egli le avrebbe date, e come l'ora scorreva, l'ansia, il tormento crescevano; a un tratto, a un improvviso squillo del campanello, ella sussultò, scattò in piedi, sentì tutto il suo sangue rifluirle al cuore...

— Tu parti?

Dopo averle baciata la mano, egli rispose: