Vennero delle visite nel palco; il marchesino di Floristella mormorava alla zia tante cose, mostrando le altre signore; ella udiva: «Una corte spietata!... Il marito finge di non vedere... La cognata tiene il sacco...»

Intanto la povera Elvira era ammattita: pallida pallida, scarmigliata, scambiava Riccardo per Arturo, dicendogli: «Vieni a nozze!...» Riccardo piangeva, ma la pazza scoppiava a ridere, cantando dalla gioia: «Vien diletto, in ciel la luna...» fra un subisso d'applausi che si rinnovavano quando Riccardo e l'altro Puritano, sfoderate le spade lampeggianti, cantavano insieme: «Suoni la tromba, e intrepidi noi pugnerem da forti!...»

Oppressa dall'emozione, cogli occhi lacrimosi e ridenti, le guancie ancora più infiammate di prima e così turgide come se fossero sul punto di screpolarsi, ella trasse un profondo sospiro.

— Hai sonno? — chiese la zia.

— Io?... Io starei così fino a domani!

L'ultimo atto; una campagna, con un castello illuminato, e un sedile. C'era Arturo, tutto avvolto in un gran manto nero, che voleva rivedere Elvira. Lei usciva dal castello, sempre pazza, cantando, e se ne andava dall'altro lato. Arturo riprendeva quel canto, accompagnandosi: «Press'un fonte afflitto e solo s'assideva un trovator...» Ed Elvira tornava indietro: «Sei tu?...» Era lui! e s'abbracciavano, stretti stretti, felici e contenti, guardando il cielo: «Vieni fra le mie braccia!...»

— Ma sono già marito e moglie?...

Accorrevano i soldati, s'udiva uno squillo di tromba e un araldo annunziava la grazia per tutti, intanto che la gente si alzava in platea, e le signore anche, avvolgendosi nei mantelli e nelle fascie.

A letto, non le riuscì di dormire, con la musica nell'orecchio, coi personaggi sempre dinanzi agli occhi; e nel sonno essi tornavano ad apparirle, si confondevano coi principi e con le regine delle fiabe, cogli eroi guerrieri, cogli amanti infelici che spasimavano lontani gli uni dagli altri e che tornavano da morte a vita appena ricongiunti. E il domani si metteva a ripetere quei motivi, canticchiava con un tempo da tarantella: «Presso un fonte afflitto e solo...» cominciando, interrompendo, e ripigliando cento volte la narrazione dell'opera alla sorellina:

— .... Però Riccardo vede che Arturo sta per fuggire con la regina, quell'altra, sai? quella vestita di nero, e lo lascia andare: «Vattene, scappa e non ci tornare più.»