Anche la mamma aveva risposto piano; tutti e due restarono un pezzo a parlare in disparte, poi il nonno se ne andò in camera sua a disfare le valigie, in mezzo a Lauretta che lo aiutava, seria e composta, ed a lei che gli metteva sossopra ogni cosa, ricominciando a interrogarlo:

— Nonno, da quanto tempo non venivi a Firenze?.. A questo Senato non ci vuoi proprio andare?... Vai a Torino pel Senato? Ah, è bella Firenze!... Io vo' star sempre nella mia bella città!... Senti una cosa, nonno: a Milazzo non ci ritorno, di sicuro!...

— Se ci tornano babbo e mamma, — osservò Lauretta — ci tornerai anche te.

Il nonno smise di sistemare i suoi effetti per stampare dei baci sulle guancie magroline della bimba.

— Così parlano le ragazze a modo!... Queste son le nipotine che fanno la gioia dei nonni!...

Ella scosse il capo, si mise un dito sul mento e guardò il nonno di sottecchi.

— Bravo, ed io non conto, eh?... E tu non vuoi sentirti chiamare Bià, come ti dicevo quand'ero piccina?..

E il nonno si chinò ancora su di lei, la baciò in fronte, chiedendo con un sorriso:

— Adesso sei una donnina matura?

— Ho dieci anni!