— Vuol dire che è tempo di metter la testa a partito. Io so che ne hai fatte delle tue, che hai dati dei dispiaceri alla mamma!...
— Chi te l'ha detto?...
— Lo so... che t'importa?... Non è vero, Matilde?
La mamma che entrava in quel momento, si strinse a fianco la bambina, mormorando:
— Sì, ma non ne darà più; l'ha promesso, l'ha giurato, questo amorino...
Entrò anche Miss, per riverire il barone, chinandosi tutta d'un pezzo, come se avesse inghiottito il manico della granata, e per avvertire poi alle piccine:
— Maintenant, mademoiselles, c'est l'heure de votre leçon.
Laura quasi stava per seguirla, quando lei saltò su:
— Ah, vous savez, Miss, aujourd'hui c'est fête... c'est l'arrivée de grand-papa; on ne travaille pas!...
Si parlamentò un poco, fin quando, a maggior contento delle bambine, Miss se ne tornò indietro mogia mogia. Il nonno, scavando in fondo alle sue valigie, ne trasse due puppattole, grandi, vestite di tutto punto, alla cui vista Lauretta giunse le mani e lei ricominciò a saltare. Adesso, mentre con la sorella si rifugiava in un cantuccio a prender possesso dei regali, il nonno e la mamma parlavano un'altra volta fra loro. Tratto tratto, lei alzava il capo, guardando da quella parte; si udiva il nonno che borbottava: «Ci penserò io!... Avrà da fare con me!...» e la mamma rispondeva: «No, no, per carità...» portando poi il suo fazzoletto agli occhi. Come il babbo rincasò, Stefana venne a prendere le bambine e le condusse via.