Non voleva sentirsi criticata dalle amiche, aveva vergogna di mostrarsi in qualunque cosa inferiore ad esse. Da Firenze, dov'era stata in collegio, era venuta la figlia del marchese D'Arrico; non poteva soffrire di sentirla parlare della città in cui lei stessa era nata ma di cui si rammentava tanto poco. Certe volte pensava se non era meglio stare in collegio e in una grande città, piuttosto che in quel paesuccio. Però il collegio non era molto allegro neanch'esso!... Almeno qui, se tutti i giorni era una noia, veniva pure la festa della domenica, quando ella, appena sveglia, pensava per prima cosa: «Oggi non si studia! sono libera! mi vestirò di gala, andrò a passeggio, vedrò Luigi!...» Ma come passava presto, quel giorno! E la sera come si sentiva opprimere, pensando che la festa era finita, trovando che non ne aveva goduto abbastanza!... Non sapeva ella stessa che cosa avrebbe voluto fare, era scontenta di tutto, lo studio l'opprimeva mortalmente. Del resto, Miss non aveva più nulla da apprendere.
Il nonno annunziò un giorno che aveva preso un professore. Ella lavorava ancora ad imaginare come potesse esser fatto, quando capitò un prete, grasso, intabaccato fin sul petto, con le unghie poco pulite. Dava lezioni di lettere e di storia — per le lingue restava Miss. Le faceva mandare a memoria l'Invito a Lesbia Cidonia del Mascheroni:
«Perchè con voce di soavi carmi
Ti chiama all'alta Roma inclito cigno...»
una seccatura che a cercarla col lanternino non si sarebbe trovata l'eguale in tutto il mondo. Già, quando lei sarebbe andata in società, quando sarebbe stata in visita, a teatro, ai balli, avrebbe dovuto dire per l'appunto: «Non sapete nulla? Perchè con voce di soavi carmi!...»
Meno male il Tasso. Dapprincipio la seccava anche lui; però a poco a poco cominciò a gustarlo, vedeva i combattimenti dei Crociati coi Turchi, i duelli di Tancredi ed Argante; ed Armida, quantunque fosse una vecchia fattucchiera, le ispirava una grande pietà.
Doveva mandarne a memoria dei canti interi; però quando furono arrivati al decimosesto, intanto che lei leggeva, il professore ingiunse:
— Salti le due ottave seguenti.
— Perchè?
— Le dico di saltarle.