Egli le aveva appena presa una mano, che delle voci chiamarono:
— Teresa!... Teresa!...
— Eccomi... son qui...
Sciolta dalla sua stretta, ella correva incontro alle compagne, ebbra e folle di gioia. Erano dei torrenti d'oro che il sole declinante riversava, rutilando, dietro il fogliame, sui viali del giardino; fiumi di diamanti che i viali sabbiosi facevano riscintillare; una nuova vita che la brezza marina, appena levatasi, faceva scorrere nel suo sangue. Ella abbracciava fitta fitta la sua Giulia, batteva le mani, scoppiava a ridere, si diceva mentalmente: «Siamo serie!» ma riprendeva a sorridere, ad aggirarsi, a parlare, insofferente dell'immobilità e del silenzio, sentendosi struggere quando Enrico levava gli occhi su di lei, gli occhi pieni di fiamme e di carezze, gli occhi di chi era per sempre suo!...
Era suo, infatti! Adesso egli riprendeva a prodigarle, più di prima, attenzioni grandi e piccole, a starle intorno, a trovarsi da per tutto dove ella andava, a non andare dov'ella non era, a non vivere che per lei. Non poteva più parlarle da solo a sola, come quella volta; le mormorava soltanto qualche parola tenera, le stringeva di nascosto la mano; ma questo le bastava perchè il suo cuore continuasse a vibrare come quel giorno benedetto, perchè una gioia suprema illuminasse tutta la sua vita. Adesso tutte sapevano le assiduità di lui, tutte alludevano al coronamento felice di quell'amore, anche la zia e lo zio dimostravano ad Enrico una premura, una preferenza, come se egli fosse già il fidanzato, come se non mancasse altro che una formalità perchè tutti lo riconoscessero tale. Il rancore delle sue nemiche, della Leo, della Carduri, della Máscali, era anch'esso un segno della sua fortuna. Dicevano che dopo averla conosciuta bene, Enrico si sarebbe pentito, perchè lei era incostante, pericolosa, troppo avida di piaceri, incapace di far felice un marito. A quei giudizii malvagi, a quegli augurii funesti, ella scrollava il capo: erano dettati dall'invidia, non riuscivano a turbare il suo contento. Ella viveva d'una vita intensa, come in sogno, col cuore pieno d'una sola idea; tutte le impressioni che riceveva dileguavano, svanivano nella beatitudine di sapersi amata, nella previsione di un bene più grande. Nel ridestarsi dopo una sera passata accanto a lui, le sue labbra si schiudevano naturalmente al sorriso, pensando alle dolcezze passate, alle dolcezze avvenire, a quella sua sospensione in un gaudio continuo. Talvolta, ella faceva suonare il suo nome futuro: «Baronessa di Lerma... Teresa Sartana di Castrovecchio...» più tardi «Duchessa di Castrovecchio...» si vedeva già dame, con degli abiti à traine, scollati, con dei gioielli sfolgoranti, o in abiti da camera dal taglio ampio, dalle maniche larghe, dalle ricche trine; o in costumi da passeggio, serii, con dei cappellini chiusi, degli ampli nastri formanti un grosso nodo sotto un orecchio... Poi vedeva la sua casa: un quartiere nel palazzo Sartana, ma rimesso a nuovo, con una victoria dai cavalli piaffant sul selciato del cortile; poi il suo salotto, il suo boudoir, dove le sue amiche sarebbero convenute per il five o' clock... e poi dei viaggi, Roma, la Corte, Parigi in lontananza, anche Londra, le corse, gli spettacoli... E poi il suo ritorno a Palermo, le novità che avrebbe portate per la prima, il successo che avrebbe avuto, l'autorità che avrebbero acquistato i suoi giudizii... Perchè tutto questo si realizzasse, che cosa mancava? Nulla! Una visita della principessa, una lettera al babbo che era a Parigi, una lettera al nonno...
Il nonno arrivò come un fulmine, senza un annunzio: una scampanellata violenta, e un'irruzione col cappello in testa, con un sacco da notte buttato malamente in un canto.
— Nonno!... Nonno!... Che bella improvvisata!...
— Dov'è tua zia?... Dov'è quell'altro?... Ne fanno delle belle!... Si può sapere dove sono?... Non c'è nessuno in questa casa?... Adesso ci penso io!... Ah, siete qui?... Tu va' via: ho da parlare...
E spintala per una spalla, chiuse l'uscio. Il suo primo stupore diede luogo ad uno smarrimento, ad una paura crescente d'istante in istante. Si trattava di lei! Parlavano in quel momento di lei, del suo matrimonio, del suo avvenire! Ed ella non doveva saperne nulla! doveva esser messa alla porta, così, come una cameriera!... Risolutamente, corse all'uscio più vicino. Si udivano, a intervalli, le parole concitate del nonno, delle frasi spezzate, con dei silenzii e delle riprese più vivaci:
— A tradimento?... Ah, queste cose?... Ed io che dormivo tranquillo... Sissignore, lo avevo detto, vi avevo pregato... È uno spiantato, non hanno più nulla, corpo del diavolo, volete capirlo?... Debbo pensarci io!... La marito da me... Chi voglio io!... E se non era un amico che m'avvertiva!... La porto via, subito subito.... Questa la vedremo!... Cosa vi siete messo in capo?... Tante grazie!... Mi faccio tagliar la testa, piuttosto... Neanche un centesimo: do tutto a un ospedale... Vi dico che la vedremo!...