— È partito... lo hanno allontanato... i suoi parenti...
Ella vacillò, stese le mani e cadde.
Quando riaprì gli occhi, tutti le erano intorno, a prodigarle delle cure, a confortarla. Partito? Andato via? Tutto finito? Senza una lettera, senza una parola? Perchè? Chi lo aveva forzato? Il suo cuore sanguinava come quello di lei? O non pensava più a lei, si era rassegnato facilmente, correva ad altri amori, ad altre donne?... E si mentiva con quel viso? Ma v'era forza che poteva costringere un uomo a rinunziare ad un grande amore?... Qual'era la verità?... Non avrebbe mai potuto saperla?... E avrebbe dovuto vivere sotto quel cielo che egli non mirava più?... Oh, mai, mai!...
Così, due giorni dopo, s'imbarcò col nonno per tornare a casa.
VIII.
Un nuovo lutto, un lutto di cui non era traccia sugli abiti, ma che pesava eternamente sul cuore. Era bene, adesso, rivivere in quella piccola città silenziosa che le rammentava il tempo per sempre volato della sua fanciullezza, dov'erano sepolti i suoi cari; in quella vecchia casa piena di tanti ricordi!... Il mondo tutt'intorno, non era mutato; ella lo guardava da lontano, indifferente a tutto, oramai!... Dicevano che ella aveva delle arie, che era superba, che si sentiva superiore agli altri perchè veniva da una grande città — e non sapevano come s'ingannavano! Ella si sentiva troppo provata dalla sventura per avere ambizioni, per curarsi di nulla. Il suo voto era già fatto: rifiutare tutto, lasciarsi vivere, senza desiderii, senza rimpianti, in una quieta vegetazione. Non serbava più rancore a suo nonno; infine, era tutta colpa di lui? Se quell'altro l'avesse amata realmente, si sarebbe così facilmente rassegnato a perderla? Delle domande le si affollavano talvolta alla mente, nel bisogno di trovare una spiegazione a quella condotta inesplicabile; poi, esaurite delle ipotesi, si diceva, scrollando le spalle: «A che pro?... Oramai!...» Ella non sapeva che cosa pensare di lui; sapeva bene, però, che il suo proprio cuore era morto, che non avrebbe avuto più un palpito. Lo aveva già dichiarato a suo nonno, un giorno che egli, credendo tutto finito, aveva fatto delle allusioni al matrimonio di lei.
— Puoi star sicuro che io non mi mariterò — gli aveva risposto, con voce pacata.
— Sentiamo quest'altra, adesso!...
— È inutile, sai, nonno. Non mi parlare di questo, perchè è tempo sprecato. Tu vedi che io faccio quel che vuoi, che sto qui, senza chiederti nulla, così, tranquillamente. Io farò tutto ciò che dirai, anche per l'avvenire; a patto che non mi parlerai di partiti, di matrimonii e di niente. Fino a quando mi vorrai con te a questo patto, ci starò; se non vorrai, andrò a chiudermi in convento.
Ella aveva a lungo rimuginata quell'idea: andarsi a chiudere alla Badia, fra le vecchie monache che passavano il loro tempo a preparare conserve e a scodellar biancomangiari, od a pregare ed a seguire le funzioni religiose dietro una grata. Era andata lassù, a fare una visita alla vecchia zia Serafina, a domandarle minute informazioni sulla vita delle monache, sulla possibilità per una ragazza come lei di ritirarsi fra loro, sulle vestizioni secrete che ancora si celebravano malgrado la proibizione del governo. Però non aveva detto nulla del suo proposito, trovando che ci sarebbe stato tempo, e che intanto la sua vita era proprio d'una monaca. Nessuna distrazione mondana, tranne dei consigli che le conoscenti — non aveva più amicizie — le chiedevano sulla foggia degli abiti, sulle cose che si portavano, sopra minuti lavori femminili. Ella si rassegnava nuovamente alla tirannia di Miss e non si vestiva quasi più; se la zia invece di abiti confezionati le mandava dei tagli di stoffe, li lasciava dentro una cassa, in pasto alle tignole. Oramai!... Ella passava il suo tempo leggendo, divorando la vecchia collezione del Journal pour tous, tutti i libri del nonno e quelli dei suoi amici, i giornali che arrivavano in casa e quelli che portavano dal Gabinetto in seconda lettura. Dopo i romanzi francesi, i Promessi Sposi che non conosceva ancora, le parvero un poco noiosi: Ettore Fieramosca la fece palpitare; e, tutta sola, con voce velata dalla commozione, declamava i versi del Marco Visconti: