— Ah! ah! ah!... Bravissima! mi piace, la volgare malignità... Dove le impari queste frasi? È una malignità che sua madre fa la corte ai Pini, che suo zio tiene a bada la Barbagallo, e che giuocano con tre, con quattro mazzi di carte? Ah, tu credi che ti voglia bene, stupidaccia?

E piantò tutti un'altra volta.

Ella scoppiò in pianto, ma un odio violento contro quel vecchio cattivo, malvagio, che calunniava in tal modo la gente, arrestava le sue lacrime. Non credeva una parola di quella calunnia atroce; attestava all'imagine di Enrico che niente avrebbe scossa in lei la fede salda, cieca, di cui egli era meritevole. Adesso, con gli zii, non si parlava d'altro che del da fare, del modo di resistere a quel vecchio ostinato. Lo zio era irritatissimo, parlava di non riceverlo, incoraggiava la sua passione; la zia pareva cominciasse a dubitare. Ma ella si diceva che mai avrebbe accolto il dubbio indegno. Però Enrico avrebbe potuto farsi vivo, prendere un'iniziativa, forzare la mano di sua madre, scriverle una parola di conforto! Invece era il nonno che, senza farsi più vedere per alcuni giorni mandava un suo amico, don Gaetana Linguaglossa, a ripetere, con belle maniere, il dispiacere che quell'intrigo gli procurava. Don Gaetano che parlava pianissimo, masticando le parole, come dietro un confessionale, aggiungeva le sue riflessioni: quello che il nonno aveva fatto per questa nipote, il bene che le voleva, le buone ragioni che doveva avere per opporsi a quel matrimonio.

— Perchè... veramente... veda bene... la casa Sartana non è più la stessa d'un tempo... niente affatto!... e una grossa dote soltanto la può salvare... La signorina è molto ricca; ma non basta, veramente... E la principessa madre ha messo gli occhi altrove, veda bene!... Non dico pel giovanotto, certamente... ma anche lui bisogna che ci pensi, in fin dei conti!...

Poi tornava il nonno, ma senza parlar di nulla, imbronciato però, irascibile con tutti, freddissimo con lei. Se aspettava di vederla piegarsi! Ella non diceva nulla, certa che Enrico avrebbe smentite quelle infamie. Avrebbe voluto rivolgersi a suo padre, scrivergli di tornare a Palermo, per sostenerla, per assicurare la sua felicità; ma suo padre non rispondeva da tre mesi ad una lettera d'augurii, non si era mai curato di lei, l'avrebbe ancora lasciata senza risposta!

Talvolta la risoluzione di vestirsi e di andare in casa di Enrico, accompagnata da Miss o dalla cameriera, o anche sola, la prendeva come un bisogno irresistibile. Che le importava delle conseguenze, della compromissione! Tanto meglio! Lo amava, e voleva dargli una prova dell'amor suo!... Bisognava credere che lui non sapesse nulla degli ostacoli sopravvenuti, altrimenti non avrebbe aspettato tanto a decidersi!... No, li sapeva: Linguaglossa aveva almeno detto d'essere stato a parlare con la principessa. Allora?... Poteva dunque esser vero che egli non si decideva? che faceva dei calcoli vili? che mentiva?... No! no! Ella quasi gridava no! nella ribellione di tutto il suo spirito. Non poteva esser vero, non era!... Ma allora?... E un giorno, entrando dalla zia, la sorprese mentre esclamava: «Povero ragazzo!»

Ella portò le mani alle tempie, sbarrò gli occhi, vedendolo ucciso, morto per lei!...

— Zia!... In nome di Dio, la verità...

— Non è nulla!... — rispose la zia. — Lo hanno costretto a partire.

— Partito?...