Il sembiante del guerrier.
Un giorno, leggendo l'Edmenegarda del Prati, le venne in mente di scrivere la sua storia: non era piena di strani avvenimenti, di casi straordinarii? Così, comperò della carta reale, la migliore che trovò; fece venire il legatore, gli spiegò in che formato doveva tagliarla e come doveva rilegare il libretto. Quando l'ebbe, ne fu molto contenta: aveva l'aria d'un album semplice e severo. Scrisse sul frontespizio: Memorie della mia vita, rimandò a un altro giorno la composizione del primo capitolo, e non ne fece più nulla.
A Milazzo, adesso, c'era una monotonia ancora più grande di prima; pure, se il nonno la forzava ad andare in qualche posto, ella lo seguiva, per dovere, per non dar troppo nell'occhio, ma senza distrarsi, senza notar nessuno. Luigi Accardi era a Messina, Niccolino Francia aveva preso moglie a Barcellona; e fra gli altri giovanotti che le stavano attorno ve n'erano alcuni non brutti, Manara, per esempio; ma il suo gesto continuo quando si vedeva guardata, quando pensava per caso a qualcuno di essi, era una piccola alzata di spalle — un gesto che ella ripeteva dinanzi alla gente e che veniva appreso come un tic nervoso. Il nonno, preoccupato da quell'aria costantemente annoiata, faceva dei progetti, voleva rinnovare la casa per ricever gente; ma lei rispondeva:
— Perchè? Lascia stare! Una spesa inutile...
— Ma allora, che diavolo vuoi? che diavolo bisogna fare per vederti contenta?
— Nulla, nonno!... Sono contentissima!
— Con quella faccia da accompagnamento?... Ma dici cosa vuoi! Vuoi andar via? Vuoi andare a Napoli?...
— No, non voglio nulla...
Però, ella si penti subito di aver rifiutato. Avrebbe potuto andare in quella gran città, portare il proprio lutto in mezzo al suo tumulto, alle sue feste, osservare la vita senza prendervi parte, incontrare anche Enrico, chissà!... sorprenderlo a fianco di un'altra donna, vederlo impallidire ad un tratto — e poi rifiutare di ricevere le persone che egli le avrebbe mandate, sorda alle sue insistenze, ai ricordi che egli avrebbe evocati in lettere di fuoco, nelle quali avrebbe minacciato uno scandalo, una pazzia... Adesso, ella era irritata contro di sè stessa per quello sciocco rifiuto, e la sua irritazione cresceva pensando che se avesse chiesto al nonno di contentarla, egli avrebbe subito accondisceso, ma che, per non sentirsi rinfacciare la sua mutabilità d'opinione, per non mostrar di piegarsi, ella non gli avrebbe chiesto mai nulla...
Di tanto in tanto, quando arrivava gente da Messina o dal fondo della provincia, il nonno era tutto occupato, faceva dei preparativi di ricevimento, oppure le diceva di vestirsi per condurla a qualche posto. Ella sapeva che cosa significava tutto ciò: qualche candidato alla sua mano che veniva in casa, o che bisognava andare a trovare in casa altrui: dei provinciali milionarii, ma goffi come dei contadini, che le facevano pena, perfino — poveretti! — o certe volte dei giovanotti messinesi, o di Reggio, chiacchieroni, antipatici, o comuni, come tutti gli altri, incapaci di parlare al suo cuore. Ella si sentiva offesa da quelle esposizioni della sua persona, dalle contrattazioni di cui indovinava di essere oggetto, da quel mercato che si pretendeva fare di lei; e al nonno che le chiedeva che cosa le era parso del tale o del tal'altro, rispondeva, con un mal dissimulato fastidio: