La visita ricominciò. Scesa un'altra scala, si trovarono nelle viscere della nave: dei corridoi scuri con delle lampade pendenti dalla vôlta bassa, una balaustrata di ferro da cui l'occhio si sprofondava nella voragine delle macchine, un uscio socchiuso dal quale si scorgevano dei visi di marinai febbricitanti.
— L'ospedale.
— Povera gente!
S'udivano, soffocate, le grida salutanti i vincitori della seconda regata. Ella adesso trovava che la vita del mare doveva avere delle grandi attrattive: la lotta degli elementi, le grandi calme e le convulsioni supreme, le genti lontane, i nuovi costumi; ma che, alla lunga, poteva riuscire monotona.
— È vero!
L'ufficiale diceva la sua vocazione di fanciullo, i contrasti che aveva dovuto superare, l'opposizione della sua mamma — e l'ideale finalmente raggiunto.
— Ma vi sono, è vero, delle ore in cui si prova la nostalgia della terraferma.
E gli occhi aggiungevano: «È questa, l'ora...»
Risalirono, intanto che il sole tramontava e che arrivava Manara, trafelato, coi doni. Egli mostrò il suo dispetto, vedendola con l'ufficiale accanto; ma ella adesso era occupata a chieder consiglio sul modo con cui distribuire quei premii improvvisati. I vincitori si avanzavano, salutando militarmente e prendendo gli oggetti con le mani ruvide, incallite, dalle sue mani esili ed inguantate. La sua statuetta toccò al timoniere della San Martino; l'ufficiale, vedendola portar via, mormorò:
— Peccato!...