Ella lasciò la sua mano, non disse più nulla, aspettò di esser sola per nascondersi il viso tra le palme, per mormorare scrollando il capo: «Che errore!... che inganno!...» Un velo le cadeva dagli occhi: egli non l'amava, non era suo, non era stato mai suo!... Ella non poteva nulla su di lui! Che cosa era dunque la sua seduzione se quell'uomo le sfuggiva così? Allora, il proposito di romper tutto, di dirgli: «Vi rendo la vostra parola, tutto è finito tra noi!» tornava a tentarla; ma ella s'accorgeva di non poterlo più tradurre in atto, perchè voleva bene a quell'uomo, perchè si sentiva legata a lui dai baci che le aveva dati, dalle speranze che le aveva fatto nutrire... Che importava? Era dunque meglio legarsi per tutta la vita a chi non l'amava? Nulla v'era di compromesso: quel foglio di carta poteva lacerarsi, dei matrimonii s'erano rotti la vigilia d'andare alla chiesa. Ella avrebbe ripresa la propria libertà; sarebbe stato soltanto più difficile trovare un altro partito, quella rottura le sarebbe riuscita di pregiudizio. Che importava? Avrebbe ricominciata la sua vita di fanciulla, si sarebbe rassegnata alla solitudine, alla tristezza... e sconsolata, impietosendosi al suo destino, rompeva in singhiozzi.
Ma come già mormoravano che tutto fosse rotto, che egli non sarebbe tornato, nè presto nè tardi, come le sue nemiche le venivano innanzi con un'aria dolente, quelle persuasioni cedevano subito ad una sfida ostinata: «No, sarà mio! dovrà esser mio!»
La zia, col suo buon senso, cominciava già a fare delle osservazioni, a parlare liberamente: «Che razza di fidanzamento era quello?» e le consigliava di sciogliersi; ma ella rispondeva:
— No! adesso è tardi!... Me l'hanno voluto dare, adesso lo voglio!...
Ella avrebbe sofferto tutto, perchè la gente non ridesse alle sue spalle, perchè quella rottura non facesse le spese di tutte le conversazioni. Egli le scriveva, annunziava il suo prossimo ritorno, ed ella adesso lo difendeva:
— Se mi scrive che verrà!... Se vuole che si faccia presto!...
Andava fuori come prima, parlava a tutte della prossima cerimonia nuziale, mostrava dovunque un viso giocondo. Improvvisamente, un giorno, alla passeggiata della Libertà, impallidì come se uno spettro le fosse apparso dinanzi: in una victoria rapidamente incrociatasi con la sua carrozza scorse Enrico Sartana: il giovane la guardò fiso, senza cavarsi il cappello.
Un tumulto le si scatenò nell'anima. Qual giuoco del destino le metteva dinanzi quell'uomo, mentr'ella passava per così dure prove? Che cosa voleva egli dire con quello sguardo, con quell'insulto? Che la disprezzava? Che non l'aveva dimenticata?... Ed ella, pensava ancora a lui, se al solo vederlo s'era sentita agghiacciare?... Che altro avrebbe fatto egli adesso? Avrebbe cercato di incontrarla? di rammentarle il passato? Ella esclamava, stringendosi la fronte: «Mio Dio! mio Dio! perchè tutto questo deve accadere a me?...»
Si diceva, per darsi forza: «Io sono d'un altro! Non posso, non debbo ascoltarlo!» Ma quell'altro non l'amava, non tornava, non le scriveva!... E l'impegno preso dinanzi al mondo? e i contrasti che sarebbero scoppiati in famiglia?... Avrebbe voluto partire, raggiungere Duffredi, rivelargli tutto, provocare una spiegazione; o piuttosto confidarsi a sua zia, chiedere consigli a Giulia, o piuttosto ancora mandare Stefana ad Enrico... non sapeva ella stessa che cosa. Allora, invocava la memoria della sua mamma. Bambina, rammentava che il nonno, per distrarre la mamma agonizzante, le aveva narrato un giorno un romanzo in cui un cavaliere, andato a morire in Palestina per liberare il Santo Sepolcro, aveva ottenuto dal Signore di ricomparire tre volte sulla terra, nel corso dei secoli, quando un mortale pericolo avrebbe minacciato una persona della sua stirpe. Ella si chiedeva se la sua mamma, di lassù, non vedeva il suo pericolo, se non poteva soccorrerla...
Inaspettato, Guglielmo tornò, di buon umore, affettuoso, con delle casse di regali — e Sartana non s'era fatto vedere. Ella giunse le mani, rese le più fervide azioni di grazie al buon Dio, alla santa anima che l'aveva protetta.