— Ma perchè sei restato tanto tempo? — disse al fidanzato, con un tono di dolce rimprovero.

— Ho pensato per te...

— Per me... ed a me?...

— Si capisce!

Sentiva rinascersi, tornava da morte a vita. Adesso tutto era pronto: le carte, il corredo, la casa; e il tempo pareva avesse l'ali.

I finimenti di brillanti, gli abiti regalati dallo sposo erano una magnificenza; i doni che ella raccoglieva uno più bello dell'altro; però restava col secreto desiderio d'un mazzo di fiori, tutto bianco, che il suo fidanzato avrebbe potuto mandarle le mattine di quegli ultimi giorni. Ella non esprimeva quel desiderio perchè, chiesto, l'omaggio non avrebbe avuto più valore.

Guglielmo, a misura che la data del matrimonio s'approssimava, non le pareva più come al suo ritorno da Napoli; ma ella non faceva più caso di queste intermittenze di contegno; soltanto, il giorno che si doveva andare al Municipio, come tutti erano pronti, egli tardava, tardava, non compariva. L'inquietudine cominciava a nascere in tutti; temevano che si fosse sentito improvvisamente poco bene, mandarono a casa sua: egli arrivò finalmente, pallido in viso, scusandosi. Le carrozze partirono, una dopo l'altra, in processione; la gente si voltava, ferma sui marciapiedi. Accanto alla zia, ella non diceva nulla, guardando lo scorrere della folla, trovando che quei momenti non le davano l'emozione sognata. A un tratto, fermi ai Quattro Canti, scorse un manipolo di Crociati che stavano a contemplare la sfilata delle carrozze. Ella si buttò rapidamente indietro per non dar loro il gusto di scorgerla, di far dei commenti. Una folla di curiosi, al Municipio; il Sindaco in persona che cingeva la fascia tricolore, un sommesso che Guglielmo rispondeva alla sua domanda, un più sicuro che rispondeva ella stessa; e un gran rimescolìo, sorrisi, strette di mano. Di nuovo in carrozza, alla fotografia Ricciardi: un'idea del nonno, che lei aveva combattuta, parendole una cosa borghese quel gruppo che il fotografo combinava lungamente, intanto che Guglielmo frenava a stento la propria impazienza. Ed a casa, fino a tardi, della gente che andava e veniva, un andirivieni di persone di servizio, delle discussioni sull'ora in cui doveva celebrarsi, il domani, il matrimonio religioso.

Prima delle cinque, avrebbero fatto a tempo a imbarcarsi subito dopo; ma il nonno pretendeva che s'aspettasse un altro giorno ancora, volendo far celebrare la cerimonia di sera, in gran gala, e chiudere con un ballo. Ognuno dava consigli, ella non aveva volontà. Guglielmo disse, alzando le spalle, sul punto di andar via:

— Fate quel che vi piace.

Ella lo prese in disparte; gli chiese, ansiosamente: