—Disse: «Voi parlate di lealtà? Lo scrupolo della franchezza vi nasconde qui, a tramare contro di me? Sono stata forse d'impaccio ai vostri amori? Dovevate anche darmene spettacolo?»
Il magistrato tacque un poco considerando la narratrice; poi, senza lasciarla con lo sguardo, disse lentamente:
—E voi pensate che, dopo una spiegazione tempestosa, con lo sdegno che doveva ribollire in cuore a quella donna, la versione del suicidio diventi più verosimile? Come non v'accorgete d'esservi posta sopra una falsa strada, con l'invenzione poco felice di questa scena incredibile?
La giovane rispose duramente, aggrottando le ciglia:
—Il vostro mestiere è di dubitare. Io ho detto la verità; tanto peggio se torna a mio danno. Avete null'altro da domandarmi?
Invece d'aspettare d'essere congedata, ella stessa lo congedava.
VII.
LA CONFESSIONE.
La curiosità suscitata nel pubblico dalla tragedia di Ouchy era venuta di giorno in giorno crescendo. La qualità dei personaggi, la stranezza del caso che poneva insieme gente venuta da tante parti e così diversa di nascita e di vita: un rivoluzionario noto a tutta Europa come Zakunine, uno scrittore come Roberto Vérod, una gran dama come la contessa d'Arda, una creatura misteriosa come Alessandra Natzichev, avrebbero eccitato l'interesse generale se non fosse già bastato l'intrico giudiziario.
La notizia del suicidio e l'accusa d'assassinio si erano insieme diffuse e dividevano l'opinione in due campi pressochè eguali. Forse coloro che ammettevano il delitto erano più numerosi; ma solo il credito che naturalmente gli uomini accordano al male, e in parte anche l'avversione per le idee politiche del principe e della studente, spingevano tanti al sospetto; giacchè, dovendone dimostrare il fondamento, non ne sapevano poi dare valide ragioni. Ma le difese non mancavano, ed erano anzi vivaci. Perchè i ribelli non indietreggiavano dinanzi al ferro ed al fuoco quando avevano da lavorare al conseguimento del loro ideale, bisognava dire che fossero capaci d'un delitto comune? Non c'era fra le due cose una distinzione profonda e i più feroci settarii non solevano essere, nella vita privata, d'una onestà scrupolosa e d'una ingenua bontà?