—Bisognava innanzi tutto,—gli disse il Ferpierre,—che io riconoscessi il mio torto e la vostra ragione. È stato provvidenziale che voi abbiate insistito nell'accusa a dispetto dell'evidenza; perchè, senza la vostra insistenza, senza la fiducia dalla quale vi vidi animato, io avrei probabilmente tralasciato quelle ulteriori ricerche che mi hanno condotto alla scoperta della verità. Ne avrete forse avuto notizia, a quest'ora; ma io voglio confermarvi che la vostra povera amica fu veramente assassinata. La Natzichev ha confessato il suo delitto; il principe, che aveva taciuto sperando di poterla salvare, ha confermato la confessione di lei.

Roberto Vérod restava muto e confuso.

—Siete ora contento?

Il giovane non rispose.

—Avete reso un servizio alla giustizia. Senza di voi l'assassinio sarebbe rimasto impunito, o peggio un innocente avrebbe pagato per il colpevole. C'era un colpevole, e l'istinto che ve ne avvertiva non v'ingannava; soltanto i vostri sospetti contro il principe si dimostrano ora infondati.

Il Ferpierre tacque ancora un poco per dar tempo al Vérod di dire qualcosa; poi, come questi taceva, riprese:

—Il principe non poteva volere la morte della contessa tornando ad amarla, d'un amore veemente e timido insieme, che spingeva questo ribelle implacato a desistere della propaganda rivoluzionaria, a rinnegare il suo passato, la sua fede, i suoi complici. E ciò perchè sapeva ora apprezzato e ottenuto da voi l'affetto della contessa, quell'affetto che prima egli aveva sdegnato. Il cuore umano ragiona così!… Allora la sua complice lo vide perduto non solamente per il partito ma anche per sè, perchè lo amava e si struggeva sapendolo d'un'altra, vedendosi presa a confidente di questo amore risorto. Andò così dalla rivale per imporle di lasciarlo; ebbe una spiegazione tempestosa che finì col delitto. Ha confessato ogni cosa.

Ad una nuova pausa il Vérod oppose ancora silenzio.

—Siete contento?—ripetè il giudice.

—Perchè me lo domandate?