—Voi sapete chi sono? Non m'aspettavate, però! Sono venuto da voi perchè ho una cosa da dirvi.

Parlava a capo chino, sommessamente. Vista di scorcio, dalla fronte troppo ampia alla punta del mento, la sua faccia appariva incisa da rughe profonde; i capelli ancora più rari erano imbiancati sulle tempie; tutta la figura portava impressi i segni d'un rapido decadimento.

Il Vérod restava a considerarlo, come affascinato, incapace di rispondere una sola parola, di veder chiaro nel tumulto di sentimenti che gli si scatenava nell'anima.

—Ho da dirvi una cosa. Volevo dirla al giudice Ferpierre, ma ho pensato che prima mi convenisse rivolgermi a voi….

Dopo una pausa, riprese:

—Uditemi, Vérod: Fiorenza d'Arda non si uccise. Io l'assassinai.

Il giovane si passò una mano sulla fronte, sugli occhi. Ancora una volta, ora anzi più che nel primo istante, egli non era ben sicuro di essere desto.

—Non mi credete? Eppure voi foste così presso alla verità! So che l'affermaste contro tutto e tutti, che per poco non riusciste a dimostrarla. È vero che molte circostanze, una principalmente, furono contro di voi. La lettera a suor Anna parve dire l'ultima parola sulla sorte di lei. Questo ingannò la giustizia: che ella era veramente sul punto di darsi la morte, quando io stesso l'uccisi. Io vi dirò come l'uccisi….

L'uditore tremava quasi invaso dal ribrezzo della febbre.

—Io vi dirò le mie infamie; sarà il principio del punimento. Io la disconobbi, sempre. Mai finchè ella visse io compresi tutta la bellezza dell'anima sua. Nessuna bellezza io compresi; il mondo e la vita mi parvero destituiti di questa qualità. Avevo un inferno dentro di me, nulla poteva spegnere le fiamme che mi investivano. Tutto ciò che io toccavo s'inceneriva. Ella mi amò di pietà: l'istinto, il bisogno, la voluttà del sacrifizio la diedero a me. Senza comprenderla, io fui un momento abbagliato dalla sua luce. Non potendo sostenerne la chiarezza, torsi lo sguardo. E la derisi e l'offesi.