«L'estrema speranza…..
«….. Al bivio formidabile: di vivere peccando o di…..»
Queste erano le ultime parole. La frase non doveva logicamente compiersi così: «o di morire per evitare la colpa?….»
V.
DUELLO.
La lettura delle memorie aveva dimostrato al giudice Ferpierre che la contessa d'Arda si trovava in una situazione tale da dover pensare alla morte come al solo termine della sua sventura. Tuttavia egli sentiva di dover considerare l'altro aspetto del problema ed approfondire l'argomento addotto dal Vérod contro l'ipotesi del suicidio. Nel nuovo amore che ella combatteva con la previsione della caducità e più con la coscienza del male, c'era una grande persuasione di gioia, il maggior incitamento a vivere; lo stesso impegno col quale ella lo contendeva a sè stessa ne dimostrava la forza. Ora mancando una esplicita confessione, restava sempre possibile che, non essendosi ella uccisa prima, in tutto il tempo non breve trascorso dacchè aveva conosciuto il Vérod, non si fosse neppure uccisa all'ultimo, ma fosse stata assassinata da uno dei due Russi: l'assassino traeva profitto dalla verisimiglianza del suicidio per evitare l'accusa.
A rischiarare il mistero conveniva conoscere con precisione quali rapporti erano interceduti negli ultimi tempi tra lei ed il giovane, quali domande e quali promesse erano state scambiate. Le lettere del Vérod alla contessa, due o tre in tutto, non dicevano cose notevoli, esprimevano soltanto la sua gratitudine per la visita da lei fatta al sepolcro della sorella, e il desiderio e la speranza di rivederla. Dalle altre carte della defunta nessuna luce veniva: le più importanti erano un fascio di lettere di quella suor Anna Brighton a cui ella aveva scritto la mattina stessa della catastrofe.
Suor Anna la trattava veramente nelle sue lettere come una figlia; si comprendeva dalle parole di conforto, dai richiami alla fede cristiana, che la suora rispondeva a lettere dove la morta le diceva i suoi dolori e le sue disperazioni. Già per mezzo della legazione inglese a Berna, il Ferpierre aveva disposto che la Brighton fosse ricercata alla Nuova Orléans, di dove le sue lettere erano datate, perchè si sapesse da lei che cosa le aveva scritto nell'ultimo giorno l'antica sua allieva. Egli aveva pure ordinato che fossero perquisiti i domicilii della defunta a Nizza e dei nihilisti a Zurigo, e richiesto informazioni intorno a costoro alla legazione di Russia. Frattanto fece chiamare il Vérod per sentire da lui più precisamente in quale situazione era stato dinanzi alla contessa. L'accusatore aveva detto, nel primo interrogatorio, che la vigilia della tragedia si era trovato con lei e che niente gli aveva fatto sospettare quel che doveva accadere il domani; premeva al magistrato di sapere che cosa era stato detto in quest'ultimo colloquio.
Nel vedere apparire il Vérod, egli fu impressionato dal pallore cadaverico, dal disfacimento della sua figura. La notte d'ambascia era passata sul giovane come tutta una età: era invecchiato di dieci anni.
—Siete voi ancora,—cominciò a domandargli il Ferpierre,—nella stessa opinione di ieri? Credete ancora che l'amica vostra sia stata uccisa?