Poi, come si disfá al sol la neve,
125 cosí, parlando, colui si disfece,
o come cera che 'l caldo riceve.
Minerva allor di lí partir mi fece;
ed io a lei:—Da che parlar non posso
piú con colui, rispondi a me in sua vece.
130 Se 'l cielo sopra noi non fosse mosso,
lo stare ei fermo sarebbe cagione
ch'ogni operar quaggiú fosse rimosso?—
Ed ella a me:—Quest'altra gran quistione
richiede piú il dir aperto e sciolto,
135 che non è questo, e piú lungo sermone.
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Il tempo e 'l ciel, che sopra voi è vòlto,
è una cosa, e, non voltando il cielo,
ciò che da tempo pende, saria tolto:
fatica, fame, sete, caldo e gelo,
140 e ciò che segue al moto alterativo,
morte e vecchiezza col canuto pelo.
E, non voltando, l'uomo saria vivo
e volontá e la virtú, che 'ntende,
ed ogni senso arebbe piú giulivo.
145 Qui quel che disse l'agnol, si comprende,
quando iurò per l'alto Dio vivente:
«Mai non sará piú tempo, ovver calende,
ed ogni verbo avrá solo il presente,
e cesserá il preterito e 'l futuro,
150 e ciò, che or corre, sará permanente»;
e nell'Apocalisse è questo iuro.—
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