E molt'erra chi crede aver fermezza
fede d'uom d'arme ovver di meretrice,
da che 'l denaio a suo piacer la spezza.
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100 Se ben attendi al mio parlar che dice,
vedrai ch'amor e fede mal si fonda,
quando l'utilitate ha per radice.
Perché alla colpa la pena risponda,
noi siam succhiati, che smongemmo altrui,
105 quando noi fummo in la vita gioconda.
Se tra li vivi perverrete vui,
dite a color che vanno a saccomanno,
che faccian sí ch'e' non vengan fra nui.
Dite a Ioanni Aguto il nostro affanno,
110 a Ioan d'Azzo, agli altri compagnoni,
che per centauri su nel mondo stanno,
che la lor crudeltá li fa pregioni,
ed e' si fan la corda che li mena,
ove stan questi del sangue ghiottoni.—
115 Ed io a lui:—Ai miseri c'han pena,
avervi compagnia, o n'han diletto,
o veramente alquanto il duol raffrena.
Però mi di' perché hai tu suspetto
che alcun non venga qui in questa soglia,
120 ché non intendo ben perché l'hai detto.—
Ed egli a me:—Non per ben ch'io lor voglia,
ma come su in ciel di piú consorti
è piú letizia, qui è maggior doglia.—
Poi, perché funno allo strettoio attorti,
125 per quella afflizion piú non mi disse;
onde n'andammo tra' centauri forti.
E poco er'ita Palla, che s'affisse;
e trovammo un gran mostro, in cui coloro
curson cogli archi, e ciascuno el trafisse.