130 Sí come fa il leon che prende il toro,
che 'l morde e per la fretta nol manduca,
ma succhia il sangue dove ha fatto il foro,

ovver come fa l'orso, quando suca
il favo mèl; cosí facean ad asto,
135 succhiando il sangue a quel per ogni buca.
p. 187
—Diomede son io, che son sí guasto—
—diss'egli a me,—che giá gli uomini vivi
diedi a' cavalli miei per biada e pasto.

Se tu nel tuo emispero mai arrivi,
140 prego che di lassú da te si dica
(ed a chi nol puoi dir, fa' che lo scrivi)

che chi degli altru' affanni ovver fatica
pasce cavalli o altra cosa vana,
e chi, robbando, sua vita nutríca,

145 sará menato in questa valle strana,
ove stan questi del sangue assetiti
vieppiú che 'l cervio alla viva fontana.—

Poscia che avemmo i suoi sermoni uditi,
Minerva verso un monte la via prese,
150 nel qual senz'ali mai saremmo iti;

ch'avea le ripe sue tanto distese,
che, secondo che disse la mia scorta,
nullo mai vi salí ovver descese.

Vero è che giú ai piè era una porta,
155 la quale aveva scritto su l'usciale
queste parole in una pietra smorta:

«Chi vuol montare insú, di qui si sale;
e suso sta in una gran pianura
il gran Satán altiero e triunfale».

Allora intrammo quella porta scura.