Se ben la citra, Italia, non s'accorda
della tua gente, or pensa la cagione,
120 la qual fa in te discordante ogni corda.
Sostenne giá Pompeo e Scipione
star nella barca e non guidare il temo
e star nel campo sotto altrui bastone.
Ma nelle barche tue esser supremo
125 vuol ciascheduno ed esser soprastante
chi servir deggia nel vogar del remo.
Per questo le tue membra tutte quante
han odio insieme, e per questo è mestiero
che 'l capo signoreggino le piante.
130 Per questo il grande teme e regge altèro,
e quello che sta a basso, nel cor porta
quel che superbia figlia nel pensiero.
Indi diventa la iustizia morta
nel mal punire e nel premiare il bene:
135 però la nave tua va cosí torta.
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O dea Iunon, perché tarda e non viene
tra cotal gente un Lico crudo e diro,
da che politico ordin non sostiene?
Perché non regge tra li serpi un tiro?
140 perché non regge nelle selve un ranno,
che gli arbori consumi a giro a giro?
L'altre province sotto un capo stanno;
ma per le parti tue e per le sètte,
piú che nell'idra in te capi si fanno,
145 ch'un ne rammorti, e rinasconne sette.
Ma un verrá, che convien che ti dome,
e che le genti tue tenga subbiette:
e tiro e ranno sia in fatti e nome.—