è quella biscia maladetta ardita,
che nacque prima del drago crudele,
che diede morte, promettendo vita.

25 Il terzo mostro, che ha in bocca il mèle
e porta nella man la spada nuda
nascosa dietro, sol perché la cele,
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è quel dimon, ch'entrò nel cor di Giuda,
quando col bascio il gran Signor tradío
30 per l'appetito della lupa cruda.

Il quarto mostro, piú malvagio e rio,
è quel che 'l secol d'oro e l'etá lieta
conturbò prima con dir «tuo» e «mio».

E 'l coltel sanguinoso e la moneta
35 vedi che porta, ed è pien di veneno,
fiero e rapace senza nulla pietá.—

Poi tanti mostri parturío del seno
e tanto brutti la bramosa lupa,
ch'a numerargli ognun ne verría meno.

40 —Ella è nel ventre tanto grande e cupa
—disse Minerva,—e mena a tanti lacci,
ch'ogni intelletto grande e legge occúpa.

Perché nel fundamento ben lo sacci,
attendi ch'avarizia è voglia accesa
45 di conservar o ch'acquistar procacci.

Se ad acquistar questa voglia fa impresa,
sta in faticosa cura e sempre in moto
e sempre al pasto con la mente attesa;

ché sempremai 'l voler, quand'è rimoto
50 da quel ch'egli desia, si move e corre,
insin ch'è pien, se gli par esser vòto.

E, perch'empier non puossi e fame tôrre
giammai l'avaro e bramoso appetito,
salvo al desio non voglia termin porre,