Ognun di loro avea la spada in mano;
tra se medesmi facean la gran guerra,
spargendo i membri in terra e 'l sangue umano.

10 Ancora il cuore il pianto fuor disserra,
quand'io ricordo i colpi delle spade
e 'l sangue vivo, che correa per terra.

E, quando cosí sparto in terra cade,
trascorre a valle; e questa è la cagione
15 che 'l fiume fa di tanta crudeltade.

Da quella parte, dove il sol si pone,
le Furie volar io vidi veloci,
piú che alla preda mai nessun falcone,

con spade sanguinose e con gran voci,
20 con facce irate e con serpenti in testa,
irsute in alto e tumide e feroci.

Giammai si mosson venti a piú tempesta,
quando il lor re a loro apre la gabbia,
che li tien chiusi nella gran foresta,

25 quanto le Furie si mosson con rabbia,
cogli occhi accesi e toscosi serpenti,
col fuoco in mano e con rabbiose labbia.
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E, come a suon di tromba e di stormenti
s'accende a piú furor la gran battaglia,
30 cosí facean tra sé le crudel genti.

Ognun perfora l'altro, smembra e taglia.
Non viddon tanto sangue i miser prati
dell'Affrica, di Troia e di Tessaglia.

Tutti si son nemici e tutti irati;
35 e nullo colpo lor mai fere indarno,
ché son, se non di spade, disarmati.

Pensando, ancor m'impallido e descarno,
vedendo che del sangue de' tapini
si facea il fiume vie maggior che l'Arno.