prendon le spade ovver l'acute daghe;
tra sé fan la battaglia irati e fieri,
sí ch'elli stessi a sé dánno le paghe.—

40 Io stava ad ascoltarlo volentieri,
se non che Palla disse che n'andassi,
però ch'altro vedere era mestieri.

Per una stretta via vòlse ch'intrassi:
sempre salendo, giunsi su in un balzo,
45 ove vendetta della gola fassi.

Io dirò 'l vero, e forse parrá falzo:
vidi in terra utricelli su in quel giro
ovver vessiche, quando il viso innalzo.

E, lamentando con molto sospiro,
50 gridavano a gran voci:—Omei, omei!—
come persona afflitta e che ha martíro.

Per ammirazion fermai li piei
dicendo:—Che vessiche o che utricelli
son questi, che tu odi e che tu véi?—

55 E poscia m'appressai a un di quelli
e dissi:—O utricello ovver vessica,
prego, se puoi, che tu a me favelli

e con aperta voce tu mi dica
chi sète voi, innanzi che su varchi,
60 e quale affanno o doglia vi affatica.—

Rispose come alcun che si rammarchi:
—Stomachi siamo noi e molto offensi,
stomachi siam del troppo cibi carchi;
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ché Dio ne fece, se tu ben il pensi,
65 nel corpo umano, ed anco la Natura,
che 'l cibo a' membri per noi si dispensi.

E l'uomo ha fatto di noi sepoltura
a tutti gli animali: il troppo e spesso
fa generare in noi ogni bruttura.