p. 257

CAPITOLO XIII

Delle specie e rami discendenti dal vizio della gola.

Io stava ad ammirar cogli occhi attenti,
quando Palla mi disse:—Ché non miri
del vizio della gola i gran tormenti?—

Allor mirai; e giammai li martíri
5 dir non potrei con questo parlar brieve,
a' quai conduce Bacco, e li sospiri,

non per colpa del vin che si riceve
(che utile è da sé e ben conforta,
se temperatamente altrui lo beve),

10 ma perché la fortezza, ch'è giá morta,
par che susciti alquanto nel presente:
però la gente matta e non accorta

a questo mira; ed anco che splendente
entra e soave, e non sguardan li matti
15 che 'l troppo morde, poi, piú che serpente.

Quindi son gli occhi rossi e i nervi attratti,
il furor cieco, rabido e rubesto,
e di scimia canini e porcini atti.

Quando Minerva m'ebbe detto questo,
20 vidi una donna tutta brutta ed unta,
e col volto lascivo e disonesto,