Cesare primo, il maggior tra li magni,
170 li suo' famigli ovver li suoi subietti
non li chiamava «servi», ma «compagni»,

facendo a loro onore in fatti e in detti.—

p. 290

CAPITOLO IV

Delle spezie e rami della temperanza.

Io stava ad ascoltar come scolaio,
che dal maestro prende la dottrina,
mentre narrò dell'impeto primaio.

E poi continuò quella regina:
5 —Sappi che rifrenar io debbo ogni atto,
al qual la parte sensual inclina.

Il diletto del gusto e quel del tatto
vuole Dio ch'io rifreni e ch'io m'oppogna:
questa è la mia materia, ch'io pertratto.

10 E ciò ch'è inonesto e fa vergogna
al nobil uomo, e ciò ch'el fa brutale,
ho io a regolar quanto bisogna.

Vero è ch'io anco reggo in generale
i vizi tutti e la lor circumstanza,
15 e rifren ciò che la ragione assale.