Nel centro avrebbe dato, se non fosse
che Iuno in quella fe' venire un vento,
che 'l dardo alquanto dal segno rimosse.
Ursenna, lieta d'esto impedimento,
125 prese la mira per voler poi trare,
col core e con lo sguardo ben attento.
Non die' nel mezzo, ov'ella credea dare;
ma la toccò e commossela alquanto,
ma non però che la fêsse voltare.
130 Ora in due era omai rimaso il vanto
della battaglia e della gran contesa;
e queste eran pregate da ogni canto.
—Fa', o Lisbena, che vinchi l'impresa
e getta sí, che non abbiam vergogna,
135 con l'arco al segno e con la mente intesa.
p. 29
—Soccorri, o dea Diana, or che bisogna
—disse Lisbena,—e se lo mio quadrello
tu fai che dentro alla grillanda io pogna,
offerta farò a te d'un bianco agnello,
140 di bianchi gigli e bianchi fior coperto,
e d'un bel cervio a Febo tuo fratello.
Egli è signor e dio e mastro esperto
di trar con l'arco: egli ferí Fetonte,
il quale un gran paese avea deserto.—
145 Lippea ancora al ciel con le man gionte
a dio Cupido insú alzava il volto,
che stava meco ascosto a piè del monte.
—Derizza il dardo mio, ti priego molto,
o dio d'amor, sí come tu percoti
150 col dardo che nel cor a tanti è còlto.—
Poich'ebbon fatti molti e grandi voti
e che pregato avean con gran desire,
mostrando gli atti e' sembianti devoti,