10 —O del gran Iove mogliera e sirocchia,
mira l'onor della mia compagnia,
mira se ho ragione, e bene adocchia.

Io trassi alla corona alquanto pria;
e poi Lippea; ma non trasse ad ora,
15 ché giá pel colpo ell'era fatta mia.—

Lippea incontro a questo dicea ancora:
—O alta Iuno, a cui il sommo impero
ha dato Iove, e sei con lui signora,

se ben si mira qui a quel ch'è vero,
20 Lisbena e le compagne vedran forse
che 'l colpo suo non fu ritto e sincero,

che diede alla grillanda e sí la torse,
perocché la toccòe; ed io, in quel mentro
ch'ella voltòe, la mia saetta porse

25 un poco dopo lei e ferii dentro,
e con tanta misura al segno diedi,
che la mia polsa andò per mezzo il centro.
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Però ti prego pel carro ove siedi
e per l'amor che porti all'alto Iove,
30 che la corona bella a me concedi.

Se 'l priego mio, signora, non ti move,
movati il sacro cor, che teco viene:
che abbiam perduto non si dica altrove.—

Iunon rispose:—A Diana appartiene
35 giudicar questo e che la pace pogna
tra te e Lisbena; e cosí si conviene.—

Diana a questo:—Ancor pugnar bisogna
un'altra volta; e la qual parte vince,
abbia l'onore, e l'altra la vergogna.

40 Un cervio sta non molto lontan quince
con corni grandi, e 'l dosso ha tutto bianco,
se non c'ha i piè macchiati come lince.