55 Quanti sarían per la vertú felici,
che, desviati, ovver per mancamento,
son pervenuti a bassi e vili offici!
Alla vertú, venuta a compimento,
debito solve chiunque onor gli rende
60 d'atti e parol, di loco e reggimento.
Non mai vertú, che di splendor s'accende,
si debbe por a basso o sotto scanno,
ma suso in alto, ov'ella piú risplende.
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Tre a' benefattor, che ben ne fanno:
65 prima, che chi riceve, non si scorde
del benefizio, né di quei che 'l dánno;
e poscia ch'el ringrazi almeno in corde,
s'egli non pò coll'opera, e in aperto
sovente con la lingua lo ricorde.
70 Ma ora il mondo è sí rio e diserto,
che, quando il benefizio molto eccede,
sí che non può o non vuol render merto,
si duol, se scontra ovver presente vede
il suo benefattor e china il volto;
75 ed alcun altro in piú error procede,
ché, quando il benefizio è grande molto,
al suo benefattor opta la morte,
che dall'obligo suo ne sia disciolto.
Non però 'l liberal chiuda le porte
80 per l'altrui vizio alla sua cortesia,
né lassi, a dar, tener le mani sporte;
ché chiunque dá ch'a lui donato sia
per ricompenso, non è liberale,
ma mercatante ch'usa mercanzia.
85 Tre cose debbi a chiunque tu se' eguale:
prima, equitá d'una bilancia ritta,
sí che la sua non saglia e la tua cale.