Libro IV, cap. I, vv. 26, 47, 132; cap. II, vv. 17, 24, 40, 45, 59; cap. III, vv. 42, 61, 92, 93; cap. IV, vv. 16, 71, 73, 79, 120, 135; cap. V, vv. 84, 100; cap. VI, vv. 72, 89, 93, 130, 150; cap. VII, vv. 40, 56, 122, 175; cap. VIII, vv. 59, 63; cap, IX, vv. 21, 76, 101, 105; cap. X, vv. 31, 33, 36, 61, 63, 125, 149; cap. XI, vv. 12, 16, 38, 66, 84; cap. XII, vv. 19, 33, 48, 52, 91, 158; cap. XIII, vv. 3, 16, 62, 74, 99, 141; cap. XIV, vv. 23, 26, 29, 130; cap. XVI, vv. 23, 87; cap. XVII, vv. 7, 8, 19, 27, 65, 140, 153; cap. XVIII, vv. 2, 61, 116, 138, 146; cap. XIX, vv. 50, 57, 61, 123, 132, 140; cap. XX, vv. 18, 29, 36, 49, 76, 87, 104, 160; cap. XXI, vv. 38, 84, 100, 110, 148; cap. XXII, vv. 17, 26, 35, 71, 77, 83, 93, 106, 113, 136.
L'elenco sarebbe molto piú lungo, se avessi voluto tener conto di tutti i versi, nei quali furono soppressi molti «e», «io», «e'» ed «in» (davanti a «pria»), di cui le edizioni del 1725 e 1839 son piene, e che ho ritenute inutili e ingombranti o che non erano nei testi precedenti. Cosí non vi ho compreso quelli, nei quali tutti i pronomi «le» sono stati cambiati in «gli» e gli articoli e i pronomi «il» hanno ceduto il posto ad «el», secondo i testi mss. e stampati piú antichi, né quelli in cui sono state ritoccate le rime.
Piú numerosi mutamenti ho introdotti nel Quadriregio per ciò che riguarda la forma, ora dialettale ora umanistica delle parole. Sotto questo aspetto si dirá che il poema frezziano ora riappare invecchiato in paragone delle ultime ristampe, che avean cercato di ringiovanirlo rispetto a quelle piú antiche. Ma che importa ciò, se esso, senza ritornare alla rozzezza delle prime edizioni, riacquista un aspetto piú confacente alla sua origine, al luogo, cioè, ed ai tempi in cui fu composto? A me insomma è parso che, date le condizioni del poeta, il quale visse molto tra la sua Umbria e la Toscana in quel periodo di transizione dal sec. XIV al XV, l'opera sua dovesse risentire, piú di quanto non risulti dall'edizione cannetiana, degl'influssi esercitati su lui dal natio dialetto e dall'umanesimo fiorentino. Del resto, se si leggono i codici e le prime edizioni del Quadriregio, vi si trovano moltissime parole dialettali umbre e moltissime altre di forma assolutamente latina; e se le prime sono talvolta frutto e conseguenza delle abitudini dei copisti e dei tipografi, non si può dire lo stesso delle altre. Io non ho preso dai testi consultati tutto ciò che avrei potuto mietere in questo doppio terreno: tanto è vero che qua e lá il lettore potrá incontrare le stesse parole ora riprodotte in una forma ora in un'altra; ma tutte le volte che ho trovato piú testi concordi o quasi nella riproduzione dialettale o latineggiante d'un vocabolo, io l'ho accettato e introdotto nella stampa. Un glossario spiegherá in fondo le parole umbre meno facili a comprendersi, e vi si terrá conto, fin dove sará possibile, delle Dichiarazioni del Boccolini e delle osservazioni del Crocioni sui dialettismi frezziani.
Cosí ho cercato di dare al testo del Quadriregio una forma piú genuina, o, per lo meno, piú corrispondente a quella antica. Inoltre ho tolto il maggior numero di maiuscole inutili; ho disteso molte forme verbali e mutato molte «e» in «ed»; ho stabilito una punteggiatura piú esatta e meno capricciosa; ho curato, per quanto ho potuto, l'ortografia delle parole e l'esattezza metrica dei versi, che spesso sciolgono i dittonghi ed escludono l'elisione, ed ho corretto tutti gli errori tipografici sfuggiti agli editori del 1725 e del 1839.
Dopo ciò che son venuto dicendo fin qui, ben pochi sono i versi del poema frezziano che in questa edizione abbiano conservato in tutto e per tutto l'aspetto che avevano nelle ultime. Esporrò ora alcune osservazioni ed avvertenze che riguardano versi e terzine speciali.
Libro I, cap. III, v. 8: Ho conservato la lezione della Folignate, sebbene nella Perugina se ne abbia un'altra: «che tu non l'abbia avuta al tuo desire»; v. 126: Ho tolto il secondo «con» della Folignate, perché non è necessario e del resto non si trova nella Perugina.—Cap. VI, v. 109: Noto che nella Perugina invece di «Alconia» si legge chiaramente «Meonia». Il Canneti, non registra questa variante ed io, per essermene accorto troppo tardi, non so se si trovi anche in qualche codice; ma si può ritenere per certo che almeno nel cod. Palat. 343, che serví a quella prima edizione, non manchi.—Cap. VIII, v. 47: Aggiungo un «e», che, se non è estremamente necessario, non sta male e del resto si trova nella Perugina.—Cap. XVIII, v. 22: Della doppia lezione «quarta-quinta» parla lungamente l'Artegiani nel suo commento del 1725 (cfr. Quadr., vol. II, pagg. 28-29). Il suo ragionamento molto persuasivo mi ha indotto a conservare la lezione «quarta» della Folignate, confermata anche dal cod. Conv. Soppr. c. I. 505 della Naz. Centr. di Firenze, sebbene io abbia letto «quinta» nel cod. Ashb. 372.
Libro II, cap. I, v. 101: È chiaro che qui si parla della leggendaria Arianna. La forma «Adriana», che io prendo dalla Folignate, si trova giá nella Perugina e forse anche nei codici osservati dal Canneti, che non aggiunge varianti. A me è toccato di leggere nei codici anche «Andriana» e «Dadriana». Del resto, il Petrarca scriveva «Adrianna» (cfr. Trionfo d'Amore), da cui forse viene la forma frezziana.—Cap. VI, vv. 16-21: Ho tolto la «e» al v. 19, sebbene si trovi anche nei testi da me consultati, ed ho punteggiato diversamente dal Canneti tutto il periodo, per renderlo meno oscuro e piú spedito.—Cap. X, v. 6: Ho cambiato il «nullo» in «nulla», sebbene i testi confermino quella lezione, perché essa non ha senso.—Cap. XI, v. 20: Il verbo «pon» sembra una corruzione di «son», che darebbe maggior chiarezza al concetto; ma io non l'ho mutato, perché esso può accordarsi con uno solo dei soggetti precedenti, e perché è scritto proprio «pon» nei testi da me veduti.—Cap. XV, v. 153: Non credo si debba leggere «Ser Vagnone», come legge il Canneti, perché bisognerebbe ammettere che quel gran delinquente fosse un signore rispettabile; meglio conservare la forma unita, quale si trova nelle prime edizioni, come se fosse tutto un nome.—Cap. XVI, v. 36: I codici da me visti e la stampa perugina hanno «gani» - «ganni» - «inganni» invece di «Giani» (cfr. su questa questione il mio cit. lavoro Un'accademia umbra ecc., I, 263). Del resto, il famoso traditore di Maganza è ricordato anche altrove dall'autore del Quadriregio (cfr. la pag. 315 di questa ristampa).—Cap. XVIII, v. 11: Sebbene i testi da me visti non abbiano l'articolo «'l» davanti a «sesto», ho creduto necessario aggiungerlo; vv. 115-118: Tutti i testi da me consultati, anche il Class. 124, hanno «Ai miseri» invece di «I miseri», che leggiamo nella Folignate; io ho creduto opportuno di riprender quella costruzione, perché, se non si accorda col verbo «n'han diletto», si collega meglio dell'altra con l'ultimo verso—Cap. XIX, v. 159: Sostituisco «mézze gelse» a «more gelse», perché cosí leggo in due codici e nell'ediz. perugina, e perché, significando in questo luogo «more molto mature», l'espressione è piú propria dell'altra.
Libro III, cap. III, v. 26: Conservo la lezione cannetiana «E 'l sesto prete grande», sebbene sembri piú logico dire «del sesto» ecc.; ma di cinque testi antichi nessuno mi autorizza a fare questo cambiamento; v. 83: Aggiungo una «d'» a principio, senza il consenso dei testi; v. 96: Invece della lezione «chi le è legge», i testi da me consultati hanno «chi lo reggie»-«chi li leggie»-«chi glitegge»: io ho sostituito la prima variante col combiamento del «lo» in «la» come piú logica.—Cap. IV, v. 71: In qualche testo antico manca «addietro», ed io lo tolgo, svolgendo il verbo, che nel testo perugino è «ritraea», e aggiungendo l'articolo «le»; v. 72: L'ultima parola, nel testo folignate, non rima coi versi precedenti; quindi correggo «se n'addette» in «se n'addetta», sebbene la Crusca non registri un verbo «addettarsi».—Cap. VI, v. 161: Correggo «rimettea» in «rimette» senza il consenso del testo perugino, perché questa forma verbale si collega meglio con quella che segue, e anche il verso ci guadagna.—Cap. VII, vv. 7-9: Per l'abbondanza dei «che» e dei «suo» in questa terzina, credo conveniente sostituire a due di queste forme, nel secondo verso, gli articoli relativi ai nomi.—Cap. X, v. 27: Io non credo che in questo verso si debba leggere «bionde danze», come si legge nella Folignate e in alcuni testi antichi: il verso dev'essere guasto: questa lezione non stará per «biondanze»?—Cap. XI, v. 72: Cinque codici da me consultati e la Perugina hanno «agazza»-«aggaza», invece di «aggrada», che si legge nella Folignate: io riprendo la prima forma, sebbene la Crusca non la registri; v. 110: la Folignate ha «fonno» (per «fondo»), le Veneziane del 1839 hanno «sonno», perché gli editori credettero che quello fosse un errore di stampa, mentre il Boccolini giustificava «fonno» nelle sue Dichiarazioni. I codici e la Perugina hanno sempre «sonno».—Cap. XII, v. 1: Conservo il «non», sebbene io non l'abbia trovato né nei codici consultati per la prima volta da me, né in quelli giá studiati dal Canneti, né nella Perugina. Noto che solo il cod. Angel. 1454, fra quanti ne ho esaminati, lo registra.—Cap. X, v. 89: È strano che il Canneti non abbia capito la necessitá di correggere «la man», che ha trovato in qualche testo ed anche nella Perugina, in «l'aman», che io ho letto chiaramente nel cod. Ashb. 372 e non mi son curato di cercare in altri codici: tanto mi pare esatta questa forma per il concetto. Ma piú strano ancora è che neanche gli editori del 1839 si sieno accorti dell'errore.—Cap. XIV, vv. 128-129: Ho chiuso questi versi in parentesi per la forma singolare degli aggettivi e dei verbi, che essi contengono e che non si accordano con quelli dei vv. 127 e 130. L'edizione perugina e il cod. Palat. 343 hanno nel v. 128 forme plurali, che sarebbero accettabili, se poi non seguisse il singolare «voli» nel v. 129.—
Libro IV, cap. I, v. 29: Contiene nelle stampe precedenti un «dolci», che si ripete nel verso seguente: per questo io ho tolto di mezzo questo aggettivo e messo in principio del verso un «e», che non mi pare sia fuori di luogo; v. 60: I testi da me confrontati dánno ragione alla lezione cannetiana «e letizia»; ma il senso diventa piú chiaro, mi pare, spostando la «e»; v. 65: Mi son permesso di allungare «opposto» in «opposito» per dare al verso una piú giusta misura.—Cap. IV, v. 39: Anche qui mi son permesso di aggiungere un articolo, che solo nel cod. Ashb. 372 ho trovato e che mi pare necessario; vv. 112-117: Il plurale verbale dell'ultimo verso, che si legge nei testi antichi forse per attrazione della parola «braccia» del penultimo, discorda col soggetto «pietá» del primo: per questo ho creduto di cambiare «sariano» in «fariale».—Cap. V, v. 13: Sebbene i testi antichi confermino la lezione cannetiana «a lei le», ho tolto il «le», che è un'inutile ripetizione.—Cap. VI, v. 139: Nella Folignate si legge «son le» con una prolessi di «a lei»: nella Perugina abbiamo ugualmente «songli»: io ho tolto il «le» e compiuto il verbo. Cap. VII, v. 144: La lezione folignate «quel testo», che pure si trova nei codici e nelle altre stampe, non si accorda col senso della frase: per questo l'ho ritenuta falsa correzione di «nel testo».—Cap. VIII, v. 27: Invece di «non lor dá» alcuni testi hanno «non lo dá», che è lezione meno chiara: io mi son permesso di invertire le parole della lezione folignate; v. 147: Al Canneti sfuggí la variante della Perugina «nell'arte di Gano», che trovo confermata da due codici e che mi sembra migliore della lezione, da lui accolta, «nell'arte d'ingano».—Cap. IX, v. 50: In tre codici e nella Perugina invece di «Farsaglia» si legge «Tesaglia»: la variante, che non fu registrata dal Canneti, si sarebbe potuta anche accettare, se la lezione folignate non fosse piú determinata; v. 64: La variante «tolosano», giá registrata dal Canneti, si trova anche in altri testi, che egli non vide, e nella Perugina, che non cita; vv. 101 e 110: In nessuno dei testi da me consultati mi è occorso di leggere le varianti errate del cod. Bol. 989 «Niccolò dalla Fava gentile» e «figliuolo» invece di «Mastro Gentile» e «Folegno», su cui si fonda principalmente la rivendicazione cannetiana del Quadriregio a F. Frezzi.—Cap. XII, v. 107: Della opportunitá del verbo «s'attosca» in questo luogo discussero giá il Boccolini (cfr. le sue Dichiarazioni, p. 231) e il Canneti (cfr. la sua Dissertazione, p. 75), che pensarono a una possibile corruzione della parola originaria; ma io non ho trovato alcuna variante che giustifichi quei dubbi; v. 140: Ho cambiato la preposizione «a» nel verbo «ha», che però non ho letto in alcun testo antico.—Cap. XIII, v. 61: Ho ridotto di mia iniziativa «appartien» a «pertien»; v. 77: Negli altri testi invece di «ingegnasi» si legge «si ingegna».—Cap. XIV, v. 132: Non avendo trovato varianti o correzioni al verso oscuro della Folignate «e la vittoria benché 'l mondo affliga», ho creduto di chiarirlo aggiungendo un «è» e separando le due parti di «benché».—Cap. XVI, v. 119: Mi è parso necessario aggiungere un «e», che nella Folignate e nei testi antichi da me consultati manca; v. 140: Il verbo «cresce» della Folignate non dá un senso chiaro; io gli ho sostituito «ci esce», che mi è stato molto opportunamente suggerito dal cod. Ashb. 372.—Cap. XVII, v. 140: Scegliendo la variante «ad ogni pace», che ho trovato in altri quattro codici, invece di «ad ogni parte», ho cambiato di mio l'«ad» in «di».—Cap. XVIII, v. 80: Il Canneti, stampando «il qual lí sopra appresso stava», non vide la lezione perugina «el qual appresso soprestava», che è confermata anche dal cod. Conv. Soppr. C. I. 505 di Firenze, e che io credo sia da preferirsi all'altra.—Cap. XIX, v. 38: Nella Folignate si legge «isgomentaro»; ma nella Perugina si ha «sgomentorono» e nel cod. fiorentino or ora indicato «e sgomentoro», dove par di vedere un resto di «se», che io ho creduto opportuno restituire.—Cap. XX, v. 150: La lezione folignate «degli atti miei lo 'nsegni e lo riveli» non è esatta; e, sebbene essa sia confermata da altri testi, ho ritenuto necessaria la correzione dei due «lo» in «lor».—Cap. XXII, v. 137: È evidente che qui «Zenit», che si legge nella Folignate, si deve compiere in «Zenitte», ed io l'ho fatto senza trovare il consenso dei testi antichi.
Codesto elenco dimostra anzitutto che, se l'editore del 1914 si è permesso di commettere sul testo del Quadriregio qualche coraggioso arbitrio, ciò avvenne soltanto per amore di esattezza e di chiarezza. Inoltre esso dimostra che nel poema restano ancora punti oscuri, che forse anche un esame piú largo dei testi antichi non riuscirebbe a chiarire. Cosí vi restano parecchi versi un po' zoppicanti, che la collazione dei codici e delle stampe non è bastata a rabberciare: tali sono, per es., i vv. 90 del cap. IV, 19 e 91 del cap. V del libro I; 40 del cap. VIII e 35 del cap. X del libro III; 120 del cap. IV, 39 del cap. XII, 128 del cap. XV, 167 del cap. XVIII, 35 del cap. XXI del libro IV, ed altri. Non sarebbe stato difficile dar loro un'andatura migliore con spostamenti, soppressioni ed aggiunte di parole; ma io non ho voluto farlo e non l'ho fatto.