E basti per il testo poetico. Ora occorre che io dica qualcosa intorno al titolo del poema, alla distribuzione dei capitoli ed ai sommari che li precedono. Chi ha letto l'elenco dei codici e delle ristampe, con cui si apre la presente Nota, avrá visto una certa varietá di titoli assegnati dagli amanuensi e dagli editori all'opera frezziana. Io ignoro se la parola Quatriregio o Quadriregio sia stata proprio coniata dall'autore: i codici piú antichi di data certa ci presentano altre intitolazioni, e, tra quelli del 400 senza data, non sappiamo quale sia il piú vicino all'autografo perduto. Ma sta il fatto che, sebbene quel nuovo vocabolo non sia di buona lega (sarebbe stato meglio dire Quadriregno, come pensava anche il Canneti), esso si trova giá in testa all'Ashb. 1287 e alla prima edizione, e fu accolto anche dai dotti editori del 1725: sarebbe quindi fuori di luogo troncare ora una tradizione letteraria cosí radicata. Per questo io ho creduto conveniente conservare inalterato questo titolo, spogliandolo però del secondo, che ha nella Folignate e che mi sembra inutile.
Molto piú gravi si presentavano le altre questioni. Tutti i codici e le edizioni del Quadriregio, ad eccezione dell'Angel. 1454, assegnano a questo poema non meno di 74 capitoli. Ma, se quel ms. ne ha uno di meno rispetto agli altri, non è detto perciò che questi siano completi. A me, dopo tante letture dell'opera frezziana, sembra ognora piú strano il passaggio dal capitolo 52° al 53°, cioè dal discorso di Sardanapalo, con cui quello si chiude, alla descrizione del viaggio verso il paradiso terrestre, con cui questo si apre: passaggio che contrasta assolutamente, per mancanza di naturalezza, cogli altri precedenti da un regno ad un altro, e che è tanto piú brusco, in quanto nelle prime terzine del cap. 53° si richiamano cose e fatti, che non si trovano prima neppure accennati. Spinto quindi dal dubbio che tra quei due capitoli l'autore ne avesse scritto un altro, che le diverse edizioni non ci hanno tramandato, io ho cercato di rintracciarlo in qualche codice dei piú antichi; ma le mie ricerche sono state vane. Forse quel capitolo si sarebbe potuto trovare in qualcuna delle trascrizioni che sono definitivamente perdute.
Ora questi 74 capitoli, che nelle ristampe sono ugualmente distribuiti, nei codici hanno una ripartizione affatto diversa. Su quindici, che io ne ho potuti esaminare, otto (cioè il Bol. 989, l'Ashb. 565, il Class. 124, l'Ottobon. 2862, il Class. 231, il Magliab. II. II. 34, il Lucch. 1346 e il cod. Cora) assegnano 18 capp. al l. I, 19 al II, 17 al III e 20 al IV; altri sei (cioè il Fiorent. Conv. Sopp. C. I. 505, l'Ashb. 372, il Palat. 343, l'Ashb. 1287, l'Angel. 1454 e il Palat. 344) assegnano 18 capp. al l. I, 19 al II, 15 al III e 22 al IV; ed uno (cioè il Segn. XIX) assegna 18 capp. al l. I, 19 al II, 18 al III e 19 al IV. Mentre quindi codesti codici sono tutti d'accordo sul numero dei capitoli che costituiscono i primi due libri del poema, sono in gran disaccordo su quello degli altri due. E poiché la concorde distribuzione dei capitoli dei primi due libri risponde esattamente alla partizione voluta dal poeta, su di essa non occorre discutere; ma, per ciò che riguarda le ultime due parti, sorgeva necessariamente la questione: Quale delle tre maniere di distribuzione si doveva introdurre nella presente ristampa? Si doveva accettare senz'altro la distribuzione tradizionale delle dieci edizioni, che fa capo a quella del secondo gruppo di codici? Certo la tradizione è un argomento molto valido, ma in questo caso non è decisivo: quante tradizioni non sono basate su errori iniziali? Se quindi questo argomento non fosse suffragato da altri, la distribuzione giá consacrata nelle stampe avrebbe dovuto cedere il posto a quella del primo gruppo di codici, che è rappresentata da un maggior numero di manoscritti. Ma tanto questa quanto quella dell'unico cod. Segniano non si conciliano affatto con la partizione generale del poema, poiché i capp. 16, 17 e 18, che quegli amanuensi includono nel l. III, parlano del paradiso terrestre e del regno della Temperanza, che sono indubbiamente materia del l. IV. All'assurditá di quelle due maniere di distribuire i capitoli degli ultimi due libri del Quadriregio si oppone la razionale esattezza dell'altra, e soprattutto per questo ho seguito anche qui la tradizione.
Quanto ai sommari, è notevole il fatto che giá il Canneti aveva lasciato da parte quelli, sempre uguali, delle stampe precedenti e ne aveva introdotti di nuovi e piú brevi. Donde egli traesse questi sommari, cosí diversi dagli antichi, non ci ha detto in nessuno scritto. Ma è facile supporre che il Canneti, desideroso di pubblicare argomenti chiari e concisi ad un tempo, si servisse soprattutto di quelli che trovava nei due codd. Classensi e che rispondevano meglio degli altri al suo intento, e li adattasse qua e lá al gusto dei suoi tempi: cosí ho desunto da un confronto, che ho potuto fare tra i due codici e la stampa folignate. Forse codesti sommari non sempre soddisfano a tutte le esigenze, perché non sempre ci dicono tutto ciò che i vari capitoli del poema contengono; ma io non ho voluto sostituir loro altri tratti da qualche codice non esaminato dal Canneti, per la semplice ragione che non si sa se il Frezzi abbia lasciato coi versi anche le rubriche, e quale sia, tra le diverse forme che ne abbiamo, la piú antica. Riproducendo però gli argomenti cannetiani, ne ho ritoccato l'ortografia e l'interpunzione e ne ho eliminato le lettere maiuscole non necessarie.
La numerazione marginale dei versi e l'indice analitico dei nomi e delle cose notevoli, che ho aggiunto alla presente ristampa del poema frezziano, ne renderanno, spero, piú facile l'uso agli studiosi.
GLOSSARIO
Abbrusciò, bruciò
addovagliava, uguagliava
alzôn, alzarono
andonno, andarono