Lo dio Cupido meco s'era folto,
ma non veduto; ch'egli alla sua posta
45 si può manifestare e farsi occolto.

Egli mi disse:—Fa', fa' la risposta.—
Onde io andai, e riverente e chino
mi posi al carro suo appresso e a costa.

E dissi a lei:—Mio caso e mio destino,
50 o dea, m'ha qui condotto nel tuo regno
per uno errante ed aspero cammino.

Forse Dio il fe' che alla tua festa vegno:
per lui ti prego, o alma dea selvaggia,
che non mi scacci e che non m'abbi a sdegno.

55 E prego te che una grazia io aggia:
che come starvi Ippolito a te piacque,
cosí possa io tra questa turba gaggia.—

E come chi consente, ella si tacque:
cosí sospeso e dubbioso rimasi
60 e tornai a Cupido presso all'acque.

Il carro della dea ben venti pasi
dal fonte, a mio parere, era distante,
e 'l sol calato all'orizzonte o quasi,
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quando con vergognoso e bel sembiante
65 venne Lippea inverso il fiumicello,
ond'io andai dicendo a lei davante:

—O ninfa mia gentil col viso bello,
deh! non t'incresca e non aver temenza
se io, che tanto t'amo, ti favello.

70 Perché pur fuggi e pur fai resistenza
a quell'Amor, ch'anco li dèi percote
con le saette della sua potenza?—

Sí come onesta donna, che non puote
soffrir lascivo sguardo, sottomette
75 e abbassa gli occhi e fa rosse le gote: