10 Io, che ho domato Iove ed altri dèi
con la potenza della mia saetta,
non vincerò, non domerò costei?—
Quando egli disse voler far vendetta,
pensa, lettore, s'io mi feci lieto,
15 da che affermava a me farla soggetta.
Egli si mosse, ed io gli andai dirieto;
e sempre per la costa andò all'ingiúe
tra 'l duro bosco e l'aspero spineto.
Quando presso alla valle giunto fue,
20 vidi io Lippea che guidava il ballo
'nanti alle dèe con le compagne sue.
L'arco suo dur, che mai ferisce in fallo,
prese Cupido, e d'uno stral gli diede
a venti braccia forse d'intervallo
25 sol nelli panni e giú appresso il piede;
ché se a lor desse in petto o molto forte,
sí come a' viri ed agli dèi e' fiede,
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perché ad amar le ninfe non son scorte,
pel grande incendio del sacrato foco
30 verrebbon meno e caderebbon morte.
Il caldo cominciò a poco a poco
passargli al cor con l'infocato dardo;
e giá ferita non trovava loco.
Lippea allora a me alzò lo sguardo
35 e con gli occhi mirommi, con li quali
tanto m'accese il cor, ch'ancora io ardo.
L'Amor, movendo poi le splendide ali,
per man menommi insino alla fontana,
menacciando anco con suoi duri strali.
40 Di me s'avvide allora dea Diana
e disse irata e con acerbo volto:
—Or che fa qui quella persona strana?—