Poscia che mille lacrime ebbe sparte,
dicea fra sé dolente ed angosciosa:
—Come farò? oimè! 'l cor mio si sparte.—
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Come va 'l cervio, a cui giá venenosa
65 è giunta la saetta, e move il corso
or qua or lá, e insin che muor non posa:

cosí ed ella per aver soccorso
giva ad ognuna, e poscia lacrimando
deliberò a Diana aver ricorso.

70 E disse:—O dea, tu facesti il domando
ch'io rimanessi, e Iuno fu contenta;
ed io anche assentii per suo comando.

Ed ora pare a me ch'ella si penta,
non so perché: e se fia mia partenza,
75 convien che gran dolor mio cor ne senta,

perché tu, dea, a me benivoglienza
hai dimostrata, e Pallia e Lisbena
e l'altre, con ch'i' ho fatto permanenza.

Però partir da loro a me è gran pena,
80 ch'io amo ognuna come mia sorella,
e sopra tutte te, o dea serena.

Però, ti prego, alquanto tu favella
a dea Iunon ch'io stia sino alla festa,
che ogni anno, come sai, si rinovella.—

85 Rispose a lei Diana:—Manifesta
tu fai te stessa: or sappi che colei,
di cui è sospetto, non è ben onesta.

Vanne con la signora delli dèi;
ché s'ella mi dicesse ch'io v'andassi,
90 sí come a Iove, a lei ubbidirei.—

Per la vergogna tenne gli occhi bassi
la misera e pensava tutt'i modi
per rimanere e che nessun ne lassi.