con la corona di mirto e di rose,
110 con lieta faccia ed aspetto sí bello,
piú che mai dèe ovver novelle spose.
Cupido allor volar come un uccello
vidi per l'aere; e credo sí veloce
Cillen non corse mai, né tanto snello.
115 Venus mi disse in questo ad alta voce:
—O giovin, c'hai montata insú la costa,
spronato dall'amor caldo e feroce,
la bella ninfa, che a te fe' risposta,
da me e dal mio figlio a te è sortita,
120 che l'abbi a tuo voler ed a tua posta.
Fa' che tu passi qua, dov'è fuggita
nell'altra valle, e tanto lí rimagne,
che da Cupido per te sia ferita.—
Per questo io trapassai l'aspre montagne,
125 tanto ch'io la trovai nell'altro piano,
che stava a coglier fior con le compagne.
Cupido lí non molto da lontano
di quella bella ninfa mi ferío
d'una saetta d'oro, ch'avea in mano.
130 Però io con ingegno e con desio
m'appressa' a loro e dissi:—O ninfe belle,
in questo loco sí silvestre e rio
per consigliarmi alcuna mi favelle:
deh! non v'incresca che alquanto qui stia,
135 stancato tra le selve amare e felle.—
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La ninfa, che risposto m'avea pria:
—O giovin—disse,—non abbiam temenza,
né anco incresce a noi tua compagnia.
Ma noi Minerva, dea di sapienza,
140 aspettiam qui; e da noi qui s'aspetta
con lo gran carro della sua eccellenza;