Come la zita col volto sommesso
125 va per la via e move il passo raro,
tal andò al carro e poi montò su in esso.
Mentre salea, io vidi un foco chiaro,
che gli abbruciò l'estremitá del panno,
ond'ella mise un gran suspiro amaro.
130 Quando s'avvide Palla dello 'nganno
e che conobbe il foco, il fumo e 'l segno
del sospirar, che fe' con tanto affanno,
si volse a Citarea con grande sdegno:
—Come se' tanto ardita, o rea e falza,
135 tradir le ninfe, che son del mio regno?
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Nata nel mare giú tra l'acqua salza,
de li membri pudendi, e tra le schiume,
qual è quella superbia, che t'innalza?
Madre e maestra d'ogni rio costume,
140 pártite e vanne al regno tuo, lá dove
ogni tuo atto è vano e torna in fume.
Tu lodi il tuo figliuol, che ferí Iove;
ma non fu il vero: Iove anche è diverso
da quel che il cielo ed ogni effetto move.
145 Quel sommo re, che regge l'universo,
porta odio a te e 'l tuo figliuol descaccia,
sí come falso amor, rio e perverso.—
Come chi scorna, ch'abbassa la faccia
e mormorando seco il capo scuote,
150 mostrando irato e con segni minaccia;
cosí Ciprigna con le rosse gote
partíssi quindi ed al figliuol ricorse,
come chi sé vendicar ben non puote.
E giá ad Ilbina sarebbon trascorse
155 le fiamme e 'l sacro foco insino al core,
se non che Palla il suo scudo gli porse,