Per questo cominciò con gran rumore
80 a gridar forte, chiamando difese
contra Cupido, stimol dell'amore.
Allora Venus sue braccia distese
al cielo e disse con parol divote
al sommo Iove, tanto ch'e' la 'ntese:
85 —Guarda il vecchio marito, che non puote
piú difensarsi contro il mio figliuolo:
vedi ch'e' l'ha percosso e che 'l percote.
Tu sai che, quando il giganteo stuolo
volle pigliar il cielo e discacciarte,
90 piú che null'altro t'aiutò ei solo.
E fece le saette con sua arte:
con quelle, o Iove, tu gettasti a terra
li gran giganti con le membra sparte.—
In men che alcun non apre gli occhi o serra,
95 vidi Iove discender giú 'n quel loco,
ove Cupido a Vulcan facea guerra.
—Cessa—disse al fanciullo—il sacro foco;
Amor, se pensi quanto l'hai feruto,
tu dirai ch'egli è troppo, e non è poco.
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100 E s'egli avesse a te ferir voluto,
come potea, nella tua persona,
nullo al suo colpo aver potevi aiuto.—
A questa voce del signor che tona,
cessò il foco Cupido e reverente
105 disse al padrigno:—O padre, a me perdona.—
Nulla cosa a sdegnarsi è piú fervente
che 'l buon Amore, e nulla cosa ancora
si placa e torna piú leggeramente.
Posta la pace, si partí allora
110 colle sue ninfe Iove e suoi satelli,
de' quali il regno suo in ciel s'onora.