160 Filena bella non sería fuggita,
se non che la sua dea la man gli porse:
tanto pel colpo ell'era sbegottita.
L'Amore, ed io con lui, al fonte corse,
dove le sacre ninfe eran sedute,
165 quando la polsa insino a lor trascorse.
Io non trovai se non ch'eran cadute
alle due cantatrici le grillande
de' belli fior, che in testa avieno avute.
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Però a Cupido dissi:—Ov'è la grande
170 virtú dell'arco tuo, che tanto puote?
E 'l fuoco ov'è, che tanto incendio spande?
Se l'arco tuo giammai invan percuote,
perché ingannato m'hai colle promesse,
che m'han condutto in le selve remote?—
175 Non potei far che questo io non dicesse
col volto irato, e piú mi mosse ad ira
che del mio scorno parve ch'ei ridesse.
Poscia rispose:—Ov'io posi la mira,
quivi percossi, e quivi il colpo giunse
180 dell'arco mio, che mai invan si tira.—
E quel che segue, col parlar, soggiunse.
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CAPITOLO II
Nel quale l'Amore prova per molti esempli che nessuno può far resistenza a lui ed alle sue saette.