—Né ciel, né mar, né aer mai, né terra
potêro al foco mio far resistenza,
né all'arco dur, che mai ferendo egli erra.
Dall'alta sede della sua eccellenza
5 fatt'ho discender piú fiate Iove
colle saette della mia potenza.
E lui mutai in cigno ed anco in bove,
ed in altre figur bugiarde e false,
senza mostrar le mie ultime prove.
10 Nettunno freddo in mar tra l'acque salse
accese tanto il mio fuoco sacrato,
che l'Oceáno estinguer non gli valse.
Ma come fortemente innamorato
della fiera Medusa, che a lui piacque,
15 e di cui 'l viso tanto gli fu grato,
gridava:—Io ardo tra le gelid'acque;—
perché ammortar non potea in sé l'ardore
mercé chiamando, a me soggetto giacque.
Pluton d'inferno, ove non fu ma' amore,
20 infiammai tanto col mio caldo foco,
che 'l feci innamorar col mio valore.
Proserpina, che stava in balli e gioco,
fei che rapío e feila far regina
del tristo inferno e dell'opaco loco.
25 A Febo l'arte della medicina
niente valse contra l'arco mio,
né sapienza, né virtú divina;
p. 10
ché, bench' e' fosse saggio e fosse dio,
correndo il feci andar dietro a colei,
30 la qual nel bello allòr si convertío.
Ahi quanti sono stati quelli dèi,
ch'i' ho feriti, e quante le persone,
ch'i' ho domate con li dardi miei!