Come l'autore trova una ninfa di Cerere, chiamata Panfia, la quale gli conta il reame di Eolo, dio delli venti.

L'amor con la speranza è sí soave,
che fa parer altrui dolce e leggera
la cosa faticosa e da sé grave;

ché sempre mai, quando l'animo spera
5 aver il premio della sua fatica,
piglia l'impresa con la lieta ciera.

Questa tra spine e tra pungente ortica
menava lieto me per duro calle:
tanto quella promessa a me fu amica;

10 quando vidi una ninfa in una valle,
che cogliea fiori, e suoi biondi capelli
di color d'oro avea sparsi alle spalle.

—A quella che lí coglie i fiori belli
—diss'io a Venus—volentieri irei,
15 se piace a te che alquanto gli favelli.—

La dea consentí ai desii miei;
ond'io andai, e, quando gli fui appresso,
queste parole dirizzai a lei:

—O ninfa bella, mentre a me è concesso
20 ch'io parli teco, prego, a me rispondi:
chi se' e questo loco a chi è commesso?—

Allor, rispersa de' capelli biondi,
inver' di me alzò la lieta testa,
e poi rispose con gli occhi giocondi:

25 25—Eolo regna qui 'n questa foresta,
che regge i venti ed halli tutti quanti
sotto il suo freno e sotto sua potèsta;
p. 76
ché, quando contra il ciel funno i giganti,
seguîro il padre, e le colpe paterne
30 spesso tornano a' figli in duri pianti.