145 Or della doglia io sento gran dolcezza,
da che tra voi è la concordia posta,
la qual prego che duri con fermezza.—

Vulcan non fece a lei altra risposta
se non che con l'Amor volea la pace;
150 ché la sua sposa, che gli stava a costa,

piú 'l riscaldò che 'l foco, ov'egli giace,
e, se non pel figliastro, facea forse
cosa ch'è turpe e con beltá si tace.

Per questo si partí e su ricorse
155 al regno suo; e Taura sua partita
fece una seco, onde gran duol mi morse.

Però a Cupido:—Amore, ora m'aita:
tu sai che 'l colpo insino a me pervenne,
allor che Taura fu da te ferita.—

160 Egli ridendo mosse le sue penne,
e fuggí via l'Amor senza leanza
ed alla piaga mia non mi sovvenne.

Venus a me:—Assai piú bella 'manza,
—disse—nel regno mio ti doneraggio.—
165 Però, al conforto di tanta speranza,

la seguitai per l'aspero viaggio.

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CAPITOLO XV