—O vano e rio e traditor Cupido,
nelle promesse iniquo ed infedele,
morto sia io, se piú di te mi fido!
Che tu non se' piatoso, ma crudele,
5 e come falso il tosco amaro ascondi
nella dolcezza d'un poco di mèle.
Perché, o falso e rio, non ti confondi
aver tradito me, che li miei passi
seguíto han dietro a' tuoi sempre secondi?
10 e tra li scogli e tra li duri sassi
condotto m'hai, con tue promesse ladre,
tra lochi montuosi e lochi bassi?
Non è venusta dea tua falsa madre;
anche è pellice obbrobriosa e sozza,
15 nemica a tutte l'opere liggiadre.
Io prego che la lingua gli sia mozza
a chi ti chiama e chiamerá mai dio;
ché chiunque il dice, mente per la strozza.—
Quando queste invettive dicea io,
20 una dea venne innante a mia presenza,
saggia ed onesta, coll'aspetto pio.
«Io son nel ciel la quarta intelligenza—
avea nel manto e nella fronte scritto:—
Minerva manda me, dea di scienza».
25 E bench'io avessi el cuor cotanto afflitto,
quand'io la vidi presso me venire,
m'inginocchiai, ché prima stava io ritto.
p. 91
Benignamente a me cominciò a dire:
—Dimmi, per qual cagion tu ti lamenti?
30 Chi t'ha condotto in sí fatto martíre?—
Ed io a lei:—Li falsi tradimenti
del rio Cupido lamentar mi fanno:
egli m'ha indutto in cotanti tormenti.