Fu pure nel primo giorno di questo secondo mese che Mosè, dietro ordine di Dio, invitava i capi delle dodici tribù d'Israele a fare il censimento degli uomini atti alle armi; vale a dire dagli anni 20 in su. Il risultato, esclusa la tribù di Levi, esente da pubblici carichi, fu di 603550. Quarant'anni dopo, nelle pianure di Moab presso alle rive del Giordano poco prima della sua morte, Mosè ordinò un secondo censimento che diede un totale di 601730. Non farà meraviglia alcuna la diminuzione nella cifra, se [pg 31] si considerano i disagi, le privazioni d'ogni specie sofferte dal popolo per tutto quel lungo lasso di tempo; e più di tutto per le mortalità che infierirono nel popolo per la deplorabile sedizione di Corahh, pel fatto degli esploratori, e per l'adorazione di Baal Peór. È antico assioma che la popolazione non aumenta che nella pace, nella prosperità e nell'abbondanza di ogni cosa.

E posciacchè parliamo di censimenti, non crediamo fuori proposito segnalare quello ordinato da Davide circa 500 anni dopo il summentovato. Dopo le tante guerre sostenute per la conquista del paese che Dio aveva promesso al suo popolo, Davide sedendo finalmente tranquillo e sicuro sul suo trono; inviò il suo fedele generale Gioab per tutto il regno, onde conoscere il numero totale degli uomini atti alle armi che risultò di 1300000: fatto che dimostra evidentemente come la monarchia d'Israele fosse allora la più possente dell'Asia. Ma il precipuo intendimento che ci fece citare questo fatto, non fu quello di dare il numero dei soldati di cui Davide poteva disporre o segnalarne la conseguente prosperità del popolo; ma per dilucidare il luttuoso avvenimento che contristò Davide e Israele in tale occasione. Fatto il censimento pel quale si impiegarono 9 mesi e 20 giorni, una terribile pestilenza infierì nel popolo d'Israele miettendo in brevissimo tempo ottanta mila vittime. Lo storico sacro, lascia supporre che tale avvenimento fosse un castigo mandato appunto da Dio in causa del fatto censimento. Ma perchè ricorrere al sovrannaturale quando si tratta di un fatto che si spiega naturalmente con tanta facilità? Per adempire all'incarico avuto, Gioab e i suoi coadiutori si stabilivano sicuramente nei capi luoghi di provincia, ove dovevano convenire tutti i capi di famiglia. Anche ammettendo che non si trasandassero, cosa abbastanza difficile, i precetti d'igiene, pure una tale agglomerazione d'individui in paesi tanto caldi, non può recare meraviglia che abbia favorito lo sviluppo di qualche malattia contaggiosa; come non può recare meraviglia che costernato [pg 32] alla notizia che la pestilenza si avvicinava alla Capitale, Davide propiziasse Dio onde vi mettesse un termine accusando se stesso il solo autore di tante sventure.

Conviene pure notare che alla narrazione del censimento, lo stesso storico fa precedere quale spiegazione l'avvertenza che Dio era adirato contro Israele per motivi che però non palesa, e che fu Davide stesso che scelse la pestilenza a preferenza della carestia o della rotta in guerra; onde, come disse egli, cadere nelle mani di Dio misericordioso, anzichè in quelle degli uomini. Ad ogni modo i due censimenti del popolo fatti eseguire da Mosè, per ordine espresso di Dio, dimostrano insussistente l'opinione che sia proibito di numerare il popolo sotto pena di pestilenza21.

Fondazione e inaugurazione del Tempio di Salomone
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Un altro fatto della più alta importanza successe in questo mese. Resisi tributarii i più potenti popoli vicini, sin dagli ultimi anni del regno di Davide, Israele godeva di tutta quella prosperità materiale e morale, che può essere raggiunta da un popolo i cui destini sono confidati ad un re, che alla gloria delle armi seppe unire una sapiente amministrazione e una prudente politica. La Bibbia ci attesta che la pubblica ricchezza era salita a tale grado, che al tempo di Salomone l'argento aveva quasi perduto e pregio e valore. Davide che ad un animo religiosissimo univa le qualità di valentissimo musico e di altissimo poeta, non ancora soddisfatto delle lodevolissime disposizioni per le quali circondò di decoro e di ordine il [pg 33] Culto divino; manifestava un giorno al profeta Nathan il suo ardente desiderio di fabbricare una Casa degna del Dio d'Israele.

Ma Dio non gli permise d'incarnare il suo pensiero nobilissimo; inquantocchè le sue mani avessero versato molto sangue. Ed era giusto. Il Tempio che è legame di pace, di amore e di concordia tra Dio e l'uomo e tra l'uomo e l'uomo; il Tempio ch'è quel sacro luogo ove il nostro cuore sollevandosi a Dio mercè la preghiera s'inspira alla virtù, alla carità, alla purezza; non poteva essere l'opera di un re conquistatore, per quanto le guerre da lui intraprese avessero un fine nobilissimo: la redenzione del patrio suolo e la grandezza del proprio popolo.

Però per la sua predilezione per quest'uomo che fece tanto bene ad Israele, e che a fronte di alcune colpe da lui commesse aveva un cuore pio e santo, pieno di nobili e generose aspirazioni; Dio lo assicurava per bocca dello stesso profeta che suo figlio Salomone avrebbe effettuato il suo pio divisamento. Non erano infatti trascorsi che quattro anni dalla sua morte, quando nel secondo giorno di questo stesso mese di Iiar, Salomone valendosi degl'immensi tesori lasciatigli a tale uopo dal padre, pose le fondamenta del tempio i cui lavori ebbero la durata di sette anni e mezzo.

La festa inaugurale fatta dopo la solennità di Sucoth fu di una splendidezza affatto eccezionale. Vennero sacrificati 22000 buoi e 120000 pecore22. Immensa fu la gioia del popolo che in quel grandioso, ricchissimo ed imponente edificio, oltre al vedere soddisfatto un suo lungo desiderio religioso, vedeva una prova palmare della sua grandezza e potenza e la consacrazione della sua unità religiosa e politica.

La preghiera fatta da Salomone in tale occasione è [pg 34] degnissima di nota. Cominciò a ringraziare Iddio di tanti favori accordati al padre suo, e di quello poi insigne di avere reso lui stesso degno di dedicargli quella Casa; enumerò le diverse contingenze che avrebbero potuto condurre gli individui e il popolo intiero a versare la piena del loro dolore in quella Casa, da dove sarebbero usciti immancabilmente col cuore confortato; e finalmente con un sentimento di tolleranza tutt'altro che comune alle idee generali di quei tempi, così soggiunse: «E anche lo straniero non appartenente al tuo popolo che venisse a supplicarti in questa Casa, deh o Dio! ascolta la sua preghiera e compi i suoi voti; cosicchè tutte le nazioni, quanto il tuo popolo Israele, siano portati ad adorarti dalla cognizione della tua potenza e della tua bontà».

ANTICHITÀ DOMESTICHE
Abitazioni degli antichi Ebrei
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