Caro Yorick figlio di Yorick

Caro Yorick figlio di Yorick,

Difendono i ministri i loro spropositi, difendono i filosofi le loro utopie, difendono le mamme i loro mostricini, possono ben difendere gli artisti i loro lavori, fossero anche aborti delle Muse.

E poiché sono venuto nella idea di rispondere alle critiche da varie parti piovute sul mio povero Alcibiade; e bisognava pur trovare qualcuno a cui parlare per tutti — come a suocera veneranda, perchè le nuore pudiche della critica intendano, — ho pensato che quest'uno potevate benissimo essere voi.

Ciò per parecchie ragioni: delle quali salto subito subito, di piè pari, la prima — perchè dovrei discorrere della bacchetta di direttore che voi tenete da tempo con diritto incontestabile nell'orchestra, un po' scordata, della critica giornalistica italiana. Ora qui da un lato sdrucciolerei ne' complimenti, e in fatto di complimenti, io mi dichiaro confratello degli orsi delle caverne di Berna e del Pessimista dell'Arte Drammatica di Milano; dall'altro forse nelle scortesie, e nel lodare il direttore non vorrei offendere i violini di spalla.

Un'altra ragione riguarda me. — E questa lasciatemela pigliar dalla lunga.

La vita dell'arte, come quella della politica, non è stata per me tutta rose. In politica ho avuto addosso i nemici di partito; in arte — oh in arte, assai di peggio: ho avuto addosso i critici imparziali. Voi non immaginate che spaventosa parola sia questa per i poveri autori. In arte, si sa, è valuta intesa, non ci sono, non ci possono essere partiti, nè simpatie od antipatie partigiane: la legge di Solone che voleva i cittadini partigiani per forza, pena l'infamia, nella repubblica delle lettere, si sa, non ha corso; qui, non si parla, non si scrive, non si giudica che per semplice, solo, purissimo amore dell'arte. L'amore dell'arte ha messo al mondo in un solo parto i genj abortiti, gli autori fischiati — e i critici severi ma imparziali. E poichè l'amore, per legge di natura, quanto più è contrastato ed infelice, tanto più ne' contrasti s'accende e s'inasprisce, così questo amor divino dell'arte rende terribili coloro a cui l'arte ha negato le sue carezze. Con una abnegazione feroce, resa tale dal loro amor disperato — essi servono le caste Pimplee da cui furono messi alla porta. Appollajati lì sull'uscio che non possono varcare, se ne sono costituiti i portinaj e ne vietano agli altri o ne fanno pagar caro l'ingresso. Ributtati dalle vergini divine, si son fatti custodi inesorabili del loro onore. Controllano i doni, le primizie, le vivande, le offerte votive — drammi o commedie, romanzi o poemi — che ad esse vengono recate; non lasciano passare le indegne o nocive alla salute; i temerarj offerenti castigano; e siccome l'amoroso zelo li fa rigorosi, così nocive od indegne trovano quasi tutte; e giù botte da orbi ai fedeli che portano la roba, mentre, frattanto, alle divine fanciulle per troppo amore non lasciano arrivare in tavola più niente — e le poverette rischiano di morir di inedia — come Sancio Panza governatore, quando il medico sorvegliava la sua mensa.

Scherzi a parte, e fuori di metafora, oggi la critica si trova in Italia, fatte le debite ed onorande eccezioni, anzichè no a mal partito. Un certo numero di persone che non hanno potuto terminar bene i loro studj non sono riuscite nei tentativi dell'arte, o non sanno rassegnarsi all'ingiustizia di madre natura che fu loro nell'ingegno matrigna, si sono messe, in mancanza di meglio, a far della critica. Ufficio il più difficile e il più facile, secondo la maniera di pigliarlo: per costoro — il più facile. Non portando nell'esercizio di questo ufficio nessun chiaro concetto sulla missione dell'arte e sui suoi varj ideali, nessun criterio estetico determinato, nessun corredo di cognizioni sode e nessuna sapienza d'analisi, essi vi portano in compenso un'altra dote, che essi hanno convenuto di chiamare — la imparzialità. Infatti, essi sono imparziali in questo senso che tutte le scuole per loro sono uguali: tutti gli ideali si valgono: per loro è indifferente sia l'una piuttosto che l'altra: non si tratta di dar già all'arte questo o quell'altro indirizzo, di misurare alla stregua di questo o di quel criterio artistico il valore di un'opera d'arte: ne importa giusto assai a loro dell'opera d'arte! A loro importa di far sapere che essi ne hanno fatto la critica. Il loro giudizio critico, è questa per essi la vera opera d'arte, ed essi si figurano già e pregustano, scrivendo, la impressione che essa farà sul pubblico. L'autore è scomparso: chi ne sa più nulla della sua fatica e de' suoi studj? il problema è mostrare che qualunque siano l'autore e la sua opera e i suoi studj, il critico ne sa sempre di più: e tanto più se ne sa naturalmente quanto più si trova da correggere e da ridire: correggere e biasimare bisogna dunque e ad ogni costo: e la severità è di prammatica. Non si può essere indulgenti senza derogare e confondersi col volgo — o comparir parziali. — «La tal cosa è sbagliata, la tale altra assurda; questa va male, quest'altra così così;» eh? com'è presto detto! e il lettore che nel suo grosso criterio prima trovava la cosa passabile e credeva l'autore dovesse averci studiato sopra chi sa quanto, or pensa già con ammirazione a quel che ne sarebbe uscito se, invece di quell'asino di autore, quella tal cosa l'avesse scritta quella cima del critico. I meriti dell'artista senza i suoi sudori: fare il critico a questi patti dev'essere una specie di voluttà.

Questa professione non va esente certo anch'essa da' suoi rischi: viene il giorno che il pubblico, anche col suo grosso criterio, ride del critico o che il critico si trova per davvero imbrogliato a dare il giudizio su quel tal lavoro, che sfugge affatto al suo ordine di cognizioni. Ci sono però anche le risorse. Si aspetta che un critico — di quegli altri — voi per esempio — abbia aperto bocca e detta la sua: e allora, senza darsene l'aria, a tempo e luogo, sul motivo dato si eseguiscono le variazioni. Ciò non obbliga, beninteso, a saper la ragione delle cose che avete detto voi o a trarne i giudizj che ne avete tratto voi: anzi, il bello è pigliar della vostra critica quel tanto che basta per orientarsi, e poi concludere all'opposto. Io conosco dei critici che mettono sempre diligentemente da parte, in serbo, le appendici critiche di Yorick e dei critici francesi più in voga, per presentarle all'occasione ricucinate da loro: e i quali sarebbero maledettamente impacciati se dovessero spiegare la tale o tal altra cosa, la tale o tal altra parola, che hanno copiata a occhi chiusi, senza saperne il perchè. Ma in compenso, se vedeste, con che severità e con che sussiego ne fanno all'autore, come fosse roba loro, la girata!